Terroir Amarone

Amarone della Valpolicella e Superiore: ci vediamo a Montreux, il 30 ottobre

Negli anni scorsi, noi di Terroir Amarone siamo stati impegnati soprattutto su due fronti: quello, prettamente locale, delle degustazioni per vini di vallata, e quello, più generale, della consulenza sulla Valpolicella stessa.

Ora è tempo di fare un passo avanti, anzi oltre. Oltre confine, per la precisione.

Ed ecco allora che il 30 ottobre, a Montreux, in Svizzera, guideremo una degustazione di una ventina di vini della Valpolicella davanti ad pubblico internazionale composto da una sessantina di appassionati e di professionisti del settore : ristoratori, sommelier, enotecari, buyer, ecc. Nella foto, la sala dell'Hotel Majestic in cui si terrà l'evento (nel primo pomeriggio). Insieme a noi ci sarà anche una terza persona, un esperto internazionale: forse l'editor di una rivista del vino, forse un Master of Wine. Gli accordi sono ancora in corso, c'è tutta l'estate per decidere.

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...e venne il giorno del tappo a vite...

...anche per il Valpolicella Classico, il Valpolicella Superiore e il Valpolicella Valpantena.

Sì, non di sola pianura, fondovalle, e terreni più o meno freschi (in cui è lecito o meno piantar vigne) si è parlato all'assemblea dei soci del Consorzio della Valpolicella tenutasi giorni fa. 

Ma anche di altre, e direi più sostanziali, modifiche alle regole di produzione.

Una di queste, come anticipiamo nel titolo, è proprio la possibilità di usare il tappo a vite anche per i tre vini suddetti. Una scelta (finalmente) saggia, opportuna e condivisibile, e non solo perchè il tappo a vite è richiesto da tempo dai mercati nei quali quei vini finiscono (ricordiamo che, ad oggi, la maggior parte della produzione della Valpolicella prende la via dell'estero), ma anche per un intento didattico; il tappo a vite è infatti una chiusura assolutamente consigliabile anche per vini che aspirano ad una certa longevità, come potrebbe (dovrebbe) essere il Valpolicella Superiore. L'esperienza austriaca (che ha adottato il tappo a vite da una ventina d'anni) insegna. E chi pensa che aprire una bottiglia così sia meno elegante e/o rituale, si ricreda

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L'Amarone della Valpolicella Cru dei Fossi

Se vuoi nascondere qualcosa, mettila la' dove tutti possono vederla.

E' lì dal 1965, ovvero dal primo disciplinare di produzione, e c'era anche nell'ultimo, quello della Docg dell'Amarone (2010). E' lì da sempre, ma evidentemente i produttori non l'avevano mai notato (e chi li controlla nemmeno)... fino a quando qualcuno non l'ha tirato fuori.

Stiamo parlando dell'articolo 4, punti 1 e 2 del disciplinare di produzione dell'Amarone della Valpolicella, che recita: 

1) Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini della denominazione di origine controllata e garantita “Amarone della Valpolicella” devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve ed al vino derivato le specifiche caratteristiche.

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Il Valpolicella che dev'essere: 5 esempi

E' il vero simbolo di questa zona vinicola, il suo lato maschile: un vino cordiale, scuro - ma non troppo - nel colore e nei profumi, sbrigativo ma non superficiale, semplice ma non sempliciotto.

Un vino dinamico: attivo ed efficiente. Capace di adattarsi a pietanze invernali come a piatti più leggeri, zuppe, paste, risotti, carni e perfino pesci e verdure. Se all'Amarone della Valpolicella si da' del lei - nei casi più venerandi perfino del voi - al Valpolicella si da' sempre del tu, come a un amico sul quale si sa di poter sempre contare. 

Detto questo, e in spregio del rispetto che si dovrebbe portare a un prodotto che si chiama come la terra da cui proviene - un pre-requisito di marketing che molti pagherebbero per poterlo vantare ... - sappiamo benissimo come stanno le cose.

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Amarone della Valpolicella: che non diventi una (lussuosa) commodity

Come sarà l'Amarone della Valpolicella 2012? In questa vendemmia sono stati raccolti 800 mila quintali, 300 mila dei quali sono già nei fruttai, destinati a dare vini Amarone (tanto) e Recioto (poco). Ovviamente, per avere il dato del Valpolicella Ripasso 2012 basterà moltiplicare per due il volume di vino ottenuto dalle vinacce dei suddetti.

Eppure non basta. O meglio, c'è chi dice che non bastaC'è chi dice che il mondo ha sete di Amarone, e quindi bisogna produrne di più. E piuttosto che da qualche parte comincino a bere Zinfandel appassito - l'appassimento è una tecnica miracolosa, livella le uve: e se uno non conosce l'Amarone della Valpolicella autentico, difficilmente si accorge della differenza - è meglio che bevano Amarone. "L'Amarone non deve restare un vino per pochi".

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Il Recioto della Valpolicella, il re che c'era

Il Recioto della Valpolicella sta diventando un vino sempre più raro.

Molti produttori hanno smesso di farlo, e anche tra quelli che ancora lo producono non è facile trovarne di davvero buoni.

Perchè il Recioto è un vino viscerale: per essere buono deve innanzitutto piacere a chi lo fa. Solo una forte, radicata passione personale infatti giustifica l’impegno, il rischio, il lavoro e il costo di questo vino che ti costringe a tenere sotto stretto controllo le lunghe settimane d’appassimento e poi a sorvegliarne giorno e notte la fermentazione, cercando ogni volta di centrare quel precarissimo equilibrio tra zuccheri-acidità-alcol-tannini che ogni annata propone in quantità e qualità diverse.

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Recioto della Valpolicella: back to the source

Il Recioto della Valpolicella è l'esame di maturità di un produttore. La dimostrazione definitiva del suo saper fare (il produttore) e saper essere (un produttore della Valpolicella)

L'Amarone puoi gestirlo, con il Recioto devi scendere a patti. Quando credi di averla spuntata, il vino si ribella e tutto quello che ottieni è un prodotto semplicemente dolce, spesso anonimo e insulso. A conti fatti, l'Amarone della Valpolicella è (relativamente) facile da realizzare: il Recioto, no.

In commercio si trovano tanti vini etichettati come Recioto della Valpolicella Docg, perchè legalmente lo sono: ma l'anima è un'altra cosa. Pochi ce l'hanno.

Il Valpolicella Ripasso è un vino tecnico, l'Amarone un vino tecnico e di stile, il Recioto è sensibilità e natura. La tecnica è importante, ma più importante ancora l'uva. Dev'essere la migliore della migliore annata; perciò se in giro trovate bottiglie di Recioto di ogni annata che il buon Dio manda in terra, sappiate che non contengono  emozioni, ma solo vini tecnicamente ben fatti ma dalla personalità incolore, perchè le annate da Recioto sono poche, sono ancor meno di quelle dell'Amarone.

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San Rustico

Quella di Marano di Valpolicella è sicuramente una delle vallate più interessanti e caratterizzanti: ormai gli aficionados della zona hanno imparato a riconoscere a occhi chiusi i vini che nascono da uve coltivate su questi suoli. Sono vini snelli, asciutti, eleganti, a volte nervosi, con bella freschezza e bevibilità. Vini che stentano a tenere il ritmo forsennato e fagocitante del mercato, e per questo, forse a malincuore, a volte sono costretti a saltare quegli appuntamenti con il pubblico e la critica che vorrebbero portare sui tavoli prodotti ancora infanti, per il solo gusto di presentare la nuova annata. 

Così San Rustico, storica azienda di Valgatara, ha dato buca all'ultima Anteprima Amarone 2008: "Non avevamo il vino", si son quasi scusati i fratelli Marco ed Enrico Campagnola. Come se aver rispetto della tipologia del prodotto e del proprio lavoro fosse una colpa, e non un pregio.

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