Nella Valpolicella che cresce, cambia ed evolve, le generazioni si succedono in maniera più o meno morbida, più o meno silenziosa. Allegrini è da sempre uno dei nomi di maggior spicco nel panorama viti-enologico veronese e italiano, e negli ultimi anni è andato soggetto a più di uno scossone, non solo generazionale. Oggi, i figli dei fratelli Walter - Silvia - e Franco Allegrini - Francesco, Giovanni e Matteo - hanno preso in mano le redini dell’azienda dei loro padri, e pur sforzandosi di rimanere nel solco dell’eredità morale ricevuta, la conducono con un approccio contemporaneo, e una visione del mondo del vino e della stessa Valpolicella, sempre appassionata ma anche più disincantata.
Amarone Opera Prima, l’atteso appuntamento con la presentazione ufficiale dell’ultima annata di Amarone della Valpolicella, quest’anno si terrà da 31 gennaio al 1 febbraio in un luogo diverso dal centrale Palazzo della Gran Guardia. I Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 hanno rubato tempi e spazi, e il programma dell’evento promosso dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella ha dovuto dividersi tra la Camera di Commercio e le Gallerie Mercatali. Nella prima, (posta a Verona in Corso Porta Nuova 96), nell’auditorio “Riccardo Borghero”, oltre alla presentazione dell’annata 2021 si terrà la consueta conferenza, quest’anno decisamente orientata verso l’argomento di cui sopra.
Chi - come la sottoscritta - è appassionato di storia della vite e del vino, sa bene che quando i Greci arrivarono in Italia anche con i loro vitigni (VII-VIII sec.a.C.), in aree come l’attuale Toscana non trovarono una tabula rasa*, ma un sistema di allevamento e varietà diverse dalle loro. A differenza di alcune aree che potevano essere meno sviluppate, gli Etruschi avevano già una consolidata tradizione vitivinicola.
Tempo di cene (aziendali, amicali, parentali) e non sapete che vino portare? Con uno spumante secco si va sempre abbastanza sul sicuro. Si abbina piuttosto facilmente con tutto, con le sue bollicine fa festa anche da solo, e in genere non intimorisce nessuno (e se siete alle prime armi con il vino e odiate sentirvi intimoriti, c’è un libro per voi, qui).
Nota soprattutto per rossi come il Primitivo e il Negroamaro, la Puglia è una regione per certi versi sottovalutata, nelle sue potenzialità enologiche. Non si parla mai abbastanza dei suoi bianchi autoctoni, per esempio, una tipologia sui quali ha invece scommesso le sue carte una giovanissima realtà enologica: la Cantina Amalberga di Ostuni. Nata appena una decina d’anni fa da un progetto imprenditoriale di due amici, Dario De Pascale e Roberto Fracassetti, si trova in valle d’Itria, celebre anche per i suoi trulli.
Inutile negarlo o minimizzare: i fenomeni atmosferici sempre più intensi e frequenti sono uno degli aspetti degli attuali cambiamenti climatici. Alluvioni rovinose ce ne sono sempre state, e in alcune aree italiane probabilmente più spesso che in altre, ma la loro frequenza è un aspetto nuovo al quale non si era abituati.
Gentile, succosa, bevibile. La Barbera piemontese è un’uva amichevole. Se la si tratta bene, con cura e attenzione, poi ripaga. “La Barbera è l’italianità del vino – ha commentato il consulente strategico e profondo conoscitore del mondo del vino Costantino A.Gabardi, che nell’ultima edizione del Barbera Wine Festivaldi Asti ha guidato una masterclass interamente dedicata a questo vitigno – E’ una delle varietà più diffuse nel mondo, dalla Nuova Zelanda al Sudamerica, perché è resistente, ha una buona produzione, e un’acidità sempre apprezzata.”
Da sempre, lo storytelling (=narrazione) del vino è considerato uno degli strumenti più potenti per il successo (anche commerciale. Anzi, soprattutto commerciale) delle aziende del vino. Peccato che pochi abbiano saputo adottarlo e usarlo con efficacia, e che oggi anche quel modo non abbia più lo stesso appeal di un tempo. La cosiddetta crisi del linguaggio del vino è in realtà solo il riflesso più superficiale di un cambiamento più sostanziale e profondo. E’ una crisi ontologica. Una crisi dell’essere umano che si confronta con il suo compagno di vita millenario, il vino. Da cibo a statussymbol a bene voluttuario, a …non sappiamo più nemmeno noi cosa. Al punto che oggi si mette in dubbio perfino il concetto, l’idea del vino.
I podcast sono una forma di comunicazione sempre più diffusa, e anche nel mondo del vino si stanno moltiplicando come funghi. Sono facili e veloci da ascoltare (un po’ meno da realizzare…), e si possono riascoltare più volte, quando si vuole, con gli strumenti che si preferiscono.