E’ di nuovo Vinitaly-time: 5 giorni di festa, assaggi, performances enogastronomiche, culturali, musicali. Un rito che da 58 anni si celebra a Verona, dentro e (negli ultimi anni) sempre più anche fuori il quartiere fiera, nel centro della città.
Non è insolito in Alto Adige imbattersi in formazioni rocciose imponenti, stratificati, perfino colorate. Ad uno sguardo distratto possono dire poco o nulla. Ma prova a soffermarti un momento e osservare con attenzione, per esempio, quello strato biancastro che sfuma nel grigio scuro. Sì, quello giù in basso che puoi vedere in questo video. Sembra quasi insignificante di fronte alla maestosità delle rocce che lo sovrastano.
E’ il prodotto di maggior successo sui mercati esteri anche in questi tempi non esattamente esaltanti, ed è l’unico che anche nella prima parte di quest’anno continui a veleggiare sereno sui mari – anzi, sugli scaffali – non propriamente tranquilli della GDO italiana.
Il Pinot Grigio è un vitigno particolare: pur essendo un’uva "grigia" dalle sfumature rosate, ha costruito il suo successo globale presentandosi come vino bianco. Oggi però assistiamo a una riscoperta della sua anima più autentica: il Pinot Grigio Ramato. Questa tipologia, definita spesso dai mercati anglosassoni come blush wine, sta conquistando i consumatori grazie a un profilo sensoriale che si avvicina quasi a quello di un vino rosso.
In Italia, nelle oltre 300 DOC , le poco meno di 80 DOCG e poco più di un centinaio di IGT, le dimensioni possono variare parecchio. Si va da DOC interregionali come quella del triveneto Pinot Grigio delle Venezie (con una superficie produttiva di 27.000 ettari spalmata su tre regioni e una quantità pari a 230 milioni di bottiglie) a denominazioni molto piccole, come Delia Nivolelli (appena 2,44 ha), che inizia e finisce nel territorio circostante la città di Marsala.
Nella Valpolicella che cresce, cambia ed evolve, le generazioni si succedono in maniera più o meno morbida, più o meno silenziosa. Allegrini è da sempre uno dei nomi di maggior spicco nel panorama viti-enologico veronese e italiano, e negli ultimi anni è andato soggetto a più di uno scossone, non solo generazionale. Oggi, i figli dei fratelli Walter - Silvia - e Franco Allegrini - Francesco, Giovanni e Matteo - hanno preso in mano le redini dell’azienda dei loro padri, e pur sforzandosi di rimanere nel solco dell’eredità morale ricevuta, la conducono con un approccio contemporaneo, e una visione del mondo del vino e della stessa Valpolicella, sempre appassionata ma anche più disincantata.
Amarone Opera Prima, l’atteso appuntamento con la presentazione ufficiale dell’ultima annata di Amarone della Valpolicella, quest’anno si terrà da 31 gennaio al 1 febbraio in un luogo diverso dal centrale Palazzo della Gran Guardia. I Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 hanno rubato tempi e spazi, e il programma dell’evento promosso dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella ha dovuto dividersi tra la Camera di Commercio e le Gallerie Mercatali. Nella prima, (posta a Verona in Corso Porta Nuova 96), nell’auditorio “Riccardo Borghero”, oltre alla presentazione dell’annata 2021 si terrà la consueta conferenza, quest’anno decisamente orientata verso l’argomento di cui sopra.
Chi - come la sottoscritta - è appassionato di storia della vite e del vino, sa bene che quando i Greci arrivarono in Italia anche con i loro vitigni (VII-VIII sec.a.C.), in aree come l’attuale Toscana non trovarono una tabula rasa*, ma un sistema di allevamento e varietà diverse dalle loro. A differenza di alcune aree che potevano essere meno sviluppate, gli Etruschi avevano già una consolidata tradizione vitivinicola.
Tempo di cene (aziendali, amicali, parentali) e non sapete che vino portare? Con uno spumante secco si va sempre abbastanza sul sicuro. Si abbina piuttosto facilmente con tutto, con le sue bollicine fa festa anche da solo, e in genere non intimorisce nessuno (e se siete alle prime armi con il vino e odiate sentirvi intimoriti, c’è un libro per voi, qui).