Vinix Live! n.6: Pojer e Sandri

 Qualcuno se n'è accorto da un pezzo, altri fanno finta di non vedere/capire, ma il processo è ormai in atto ed è irreversibile: la frattura tra il mondo delle istituzioni (vinicole e non) e una certa parte di quelli della produzione e del consumo del vino esiste, ed è sempre più estesa e profonda. Non è un'impressione, è un dato di fatto. Da un lato, gli scoraggianti risultati (o addirittura il fallimento,con pesanti strascichi economici, d'immagine e altro) di tante manifestazioni-eventi-iniziative dedicate alla promozione del vino, dall'altra la stanchezza di tanti produttori (che non ne possono più di sentirsi tirare la giacchetta a destra e a manca dall'ente di promozione di turno, o dal Consorzio, dal Comune, dalla Provincia, dalla Regione...e via a salire, che chiede loro di partecipare all'ennesima fiera-sagra-mostra-mercato-festival-salone-galà). E poi i consumatori: a parlar loro di certe kermesse messe in piedi dai soliti noti  (istituzionali e non) ormai gli viene l'orticaria. E rispondono con sempre maggior noia, disinteresse, disaffezione, senso critico. Oppure non rispondono affatto: le disertano.

Eppure la richiesta di cultura del vino in senso lato esiste ancora, ed è anzi più viva che mai...

che fare, dunque?

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Cinque domande ai produttori di vino

Il mercato del vino internazionale sta dando segnali di ripresa. No, sì ma poco, forse domani, insomma, così e così, chissà.

Qualunque siano questi segnali, al momento appaiono piuttosto confusi e contraddittori, almeno quanto i pensieri e i comportamenti di molti imprenditori del settore.

"Azioni commerciali non sostenibili da parte della filiera".

La denuncia è di Andrea Sartori, oggi fresco past president dell'Unione Italiana Vini. Ecco il testo del suo ultimo intervento da presidente al 65° Congresso nazionale di Assoenologi, tenutosi a Merano.

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Nino, Lorenzo e la Tabula Rasa

Questa è una storia che si svolge in Valpolicella, e siccome finisce bene sembra una favola, invece è proprio un fatto vero.

C'era una volta un bravo e saggio enologo, di nome Nino, che con il suo lavoro e i suoi consigli aiutò molte aziende, soprattutto della Valpolicella (ma non solo), a diventare quello che sono oggi, cioè ricche e famose (anche se adesso se ne sono dimenticate e fanno finta di aver fatto tutto da sole).

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(Semi) Chiuso per ferie

Nei prossimi giorni si prevede un servizio (un po') più rilassato. D'altra parte è estate, godetevi l'aria aperta, invece di restare sempre davanti allo schermo di un computer.

Il mondo del vino si prende una piccola (e parziale) tregua: il presente blog farà altrettanto, pronto a tornare operativo verso metà agosto.

Happy summer to you all!

American Wine Bloggers Conference: intervista a Meg Houston Maker

Wine bloggers, è giunto il momento di professionalizzarsi. Il mondo del vino ci/vi guarda, non è più tempo di pressapochismi, sciatterie linguistiche e approcci dilettanteschi. Anche se siete dei semplici appassionati che scrivono di vino, fatelo con serietà, autorevolezza e cura.

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Mastroberardino: "Basta guardare al passato, occupiamoci del futuro del vino italiano"

Il vertice dell'Unione Italiana Vini (per i profani: una specie di Confindustria del vino) si rinnova: il consiglio d'amministrazione dell'associazione, riunitosi in questi giorni a Roma per ridefinire gli incarichi istituzionali per il triennio 2010-2012, ha eletto all'unanimità quale nuovo presidente il produttore Lucio Mastroberardino, che sotto la presidenza di Andrea Sartori aveva già ricoperto la carica di vicepresidente.

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Il Soave, le Cantine sociali e gli altri (seconda parte)

(...segue...)

Quello del prezzo insomma è un falso problema...
“Oggi il Soave sfuso costa più del Pinot grigio, perchè le cantine sociali hanno gestito la produzione. Sotto una certa soglia di prezzo noi non scendiamo; piuttosto declassiamo il prodotto, altrimenti sarebbe la fine per il territorio. Da dove vengono allora i cedimenti sul prezzo? Dagli imbottigliatori. I quali comprano dai vinificatori privati, non dalle cantine sociali. I vinificatori hanno comprato le uve dai viticoltori non soci delle cantine, pagandole la metà di quello che le cantine sociali riconoscono ai propri  soci: in questo modo si riesce ad avere un Soave che costa meno. Il Soave in mano alle cantine sociali - Monteforte, Soave, Colognola ai Colli - ha tenuto.

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Il Soave, le Cantine sociali e gli altri (prima parte)

 Nel calcio lo si dice spesso: "Squadra che vince, merito dei giocatori, squadra che perde, colpa dell'allenatore".

Un proverbio che potrebbe essere adottato, in un certo senso, anche dalle denominazioni vinicole. Finché le cose vanno bene per tutti, il merito è, in genere, soprattutto delle aziende private, ma se il mercato entra in affanno e le vendite di vino vanno a picco, la colpa è delle cantine sociali.  Ribassano, svendono, strangolano, monopolizzano il mercato... e a fare le spese di tutto questo sono i piccoli-medi produttori. Così dicono (le aziende private, non le cantine sociali). Da Nord a Sud Italia il coro delle lamentazioni si leva unanime: laddove ci sono aziende del vino che soffrono, c’è sempre una cooperativa colpevole di qualcosa.

Ma è davvero così?
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