Dell'uso dei premi e altre storie

 Si dice sempre che non c'è mai abbastanza tempo per leggere tutto quello che si vorrebbe (o dovrebbe). Anche sul web - anzi, soprattutto sul web. Distratti da mille fonti d'informazione che ci sommergono più di rumore che di valide informazioni, sommersi dal rumore di fondo (il buzz della rete), che fa tanto volume ma poca ciccia, c'è il fondato rischio di perdersi pezzi che invece vale la pena conoscere. Molto opinabilmente, ecco perciò una piccola rassegna ragionata di quello che nell'ultima settimana abbiano letto d'interessante. 

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Il Recioto di Soave e la domanda sbagliata

Una degustazione di vini dolci è una delle esperienze sensoriali più ardue che possano capitare anche ad un professionista. Se poi i vini dolci sono 43, all'esterno il sole dardeggia a 35 (gradi Celsius) e tu hai poco più di un paio d'ore per farti un'idea dello stato dell'arte della produzione e per dare, se possibile, alcune indicazioni di massima ai produttori su come procedere nei prossimi anni , il compito si presenta leggermente in salita. 

Sfida interessante, comunque, tenutasi nelle migliori condizioni ambientali possibili (grazie a Lorenzo Simeoni e alla sempre sollecita collaborazione del Consorzio del Soave). E mentre i campioni - tutti alla cieca - sfilavano nei bicchieri di noi 12 degustatori a gruppi di cinque, un po' alla volta si faceva strada una curiosa sensazione...

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Come sta il Recioto di Soave?

Lo scopriremo tra qualche ora, come sta.

Ovvero, al termine di una impegnativa degustazione che vedrà sfilare - rigorosamente coperti - oltre una quarantina di campioni, presentati da altrettante aziende.

La degustazione, voluta a tutti i costi da un autentico ambasciatore del Recioto veronese, Lorenzo Simeoni, cui si devono i soavi Suevi, ha richiesto uno sforzo organizzativo e di comunicazione che, francamente, a mio avviso molte delle aziende partecipanti non si meritano (non più di tanto).

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It's #spritz time

 E' il cocktail norditaliano per eccellenza, d'antiche derivazioni austriache; e in Veneto (per chi piace), è sinonimo di Prosecco (e viceversa). Quello ritratto in foto è una versione casalinga non propriamente ortodossa (nella ricetta originale non si parla di foglioline di menta).

Parliamo di spritz, una specie di rito del fuoricasa. Che tuttavia gode di schiere sempre più folte di estimatori anche all'estero, soprattutto in USA.

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Il bello di #terroirvino2012

Il bello di Terroir Vino è che è se stesso. Nel (tanto) bene e nel (poco) male.

Una formula unica nel suo genere:

- per organizzazione: ogni anno migliora qualcosa (e sbaglia qualcos'altro: Menschliches, Allzumenschliches!*)

- per trasversalità: non importa in quale categoria ti riconosca. Anche se sei un semplice curioso che beve un bicchiere alla settimana, a Terroir Vino ti senti a tuo agio;

- per duttilità: quest'anno è andata così, l'anno scorso è andata colà e l'anno prossimo sarà costà: come una stoffa che si cerca di aggiustare su quell'informe corpaccione che è il mondo del vino pro-con**,Terroir Vino non segue uno schema rigido, sempre uguale a se stesso o con poche inavvertibili varianti, ma è capace di introdurre in ogni edizione cambiamenti (più o meno) macroscopici: il luogo, le iniziative di contorno, le novità dell'anno, le persone, l'impostazione... Il tutto al fine di regalare comunque un'esperienza positiva, da un lato e dall'altro del banchetto, con il vino, con le persone, persino con i new media. Per gente cresciuta a effetti speciali e che troverebbe déjà vu anche una degustazione in AR (augmented reality), trovarsi a vivere con il vino una piana, serena normalità ha quasi dello straordinario.

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Terroir Vino 2012: the meeting

Nel corso dell'anno ci sono almeno tre occasioni nelle quali i digital wine writers di natura varia& assortita si materializzano: due sono di carattere internazionale (l'americana Wine Blogger Conference e l'European Wine Blogger Conference, che quest'anno si terranno rispettivamente in Oregon e Turchia), due appuntamenti impegnati e impegnativi per numero di giornate, attività e e partecipanti, la terza è sicuramente Terroir Vino.

Da sette anni un unicum nel panorama delle manifestazioni enoiche - un po' congresso, un po' fiera, un po' mercato. Probabilmente non acquisterà mai una connotazione precisa e definitiva, e forse proprio in questo risiede la sua forza: nella capacità di aggregare target diversi, accomunati dalla trasversale passione per il vino.

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Il Recioto della Valpolicella, il re che c'era

Il Recioto della Valpolicella sta diventando un vino sempre più raro.

Molti produttori hanno smesso di farlo, e anche tra quelli che ancora lo producono non è facile trovarne di davvero buoni.

Perchè il Recioto è un vino viscerale: per essere buono deve innanzitutto piacere a chi lo fa. Solo una forte, radicata passione personale infatti giustifica l’impegno, il rischio, il lavoro e il costo di questo vino che ti costringe a tenere sotto stretto controllo le lunghe settimane d’appassimento e poi a sorvegliarne giorno e notte la fermentazione, cercando ogni volta di centrare quel precarissimo equilibrio tra zuccheri-acidità-alcol-tannini che ogni annata propone in quantità e qualità diverse.

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Recioto della Valpolicella: back to the source

Il Recioto della Valpolicella è l'esame di maturità di un produttore. La dimostrazione definitiva del suo saper fare (il produttore) e saper essere (un produttore della Valpolicella)

L'Amarone puoi gestirlo, con il Recioto devi scendere a patti. Quando credi di averla spuntata, il vino si ribella e tutto quello che ottieni è un prodotto semplicemente dolce, spesso anonimo e insulso. A conti fatti, l'Amarone della Valpolicella è (relativamente) facile da realizzare: il Recioto, no.

In commercio si trovano tanti vini etichettati come Recioto della Valpolicella Docg, perchè legalmente lo sono: ma l'anima è un'altra cosa. Pochi ce l'hanno.

Il Valpolicella Ripasso è un vino tecnico, l'Amarone un vino tecnico e di stile, il Recioto è sensibilità e natura. La tecnica è importante, ma più importante ancora l'uva. Dev'essere la migliore della migliore annata; perciò se in giro trovate bottiglie di Recioto di ogni annata che il buon Dio manda in terra, sappiate che non contengono  emozioni, ma solo vini tecnicamente ben fatti ma dalla personalità incolore, perchè le annate da Recioto sono poche, sono ancor meno di quelle dell'Amarone.

(questo post continua qui)

Porto Cervo Wine Festival, voglia di web e di sparkling rosé

Porto Cervo ai primi di maggio è il set di un film in attesa del primo ciak della giornata. Stradine deserte, luci perfette, le vetrine dei negozi griffati che riflettono il sole delle 11 come tanti specchi.

In giro non c'è anima viva, solo in lontananza, verso la spiaggetta giunge l'eco di qualche frase in francese, inglese, giapponese...

In giro, l'aria profuma di finocchietto selvatico, liquirizia e fiori mediterranei, vacanza e sale.

E anche un po' di vino; quello delle bottiglie in degustazione al Centro Congressi dell'Hotel Cervo, fulcro ospitante della quarta edizione del Porto Cervo Wine Festival, dedicato alla migliore produzione enologica locale e nazionale.

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