Cercasi Mario (quasi) disperatamente

Il fatto è noto.

Ogni giorno, nella casella di posta di chi scrive di vino piovono decine di comunicati stampa, la maggior parte dei quali finisce dritto nel cestino, tanto lo sappiamo che sono fatti più per lustrare l'ego dei clienti che non per dare vere notizie/informazioni (le quali sono più rare di quanto il flusso di comunicati voglia far credere).

Ma è il gioco delle parti. Gli uffici stampa (che da tempo hanno rinunciato a educare i clienti, e si limitano ad assecondarli) continuano a sfornare comunicati, i clienti li pagano per questo, i giornalisti che li ricevono li cestinano, e son tutti contenti.

A volte però capita che nella casella ti piova il comunicato giusto, - cioè interessante/curioso.

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Colfòndo

A me il Prosecco non piace.

Non mi è mai piaciuto, e per quanti sforzi faccia - giuro che m’impegno -  non riesco a farmelo piacere.
Riesco ad accettare alcune etichette (questa e questa per esempio), ma il resto, vi prego, datelo a chi lo apprezza (alcune decine di milioni di persone, più o meno).


Ciò premesso, sono andata a una degustazione di un vino - anzi, di 6 campioni - che col Prosecco normalmente inteso condivide qualcosa.

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Al Grand Canal è gradito l'abito bianco...

...il che è anche comprensibile, dato che l'evento si terrà (soprattutto) in ore diurne.

Ok, regole del bon ton a parte, "Gradito l'abito bianco" non è una sfilata di moda primavera-estate 2011, ma un evento che la Fisar di Venezia, in collaborazione con Vinoè Comunicazione, mette in scena domenica 13 marzo, dalle 11 alle 19, presso Hotel Monaco & Grand Canal in Calle Vallaresso, dalle parti di piazza S.Marco. Protagonisti della giornata saranno i vini bianchi che 65 produttori friulani e giuliani metteranno in degustazione.

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Quale comunicazione per il vino?

L'interrogativo si pone ciclicamente, alternandosi con altri, tutti ugualmente (per il momento) irrisolti/irrisolvibili, come la contrapposizione vino convenzionale-vino biologico/biodinamico, il caro-vita al ristorante, il calo dei consumi di vino in Italia, spumanti italiani vs Champagne, ecc.

Non c'è verso, ogni 2-3 mesi da qualche parte si riaffaccia la questione "quale comunicazione per il vino". A ridosso del Vinitaly, non c'è niente di meglio - e soprattutto di originale, di cui dibattere.

Anch'io voglio essere originale, perciò ecco i miei 2 cents:

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Verticale Amarone della Valpolicella Classico Speri

Se chiedete a qualunque produttore "storico " della Valpolicella qual'è il vino-simbolo di questa zona, quello che davvero la rappresenta e nel quale meglio si identifica, vi risponderà senza esitazioni che è il Recioto.

Intanto però, le verticali che vengono organizzate in giro per il mondo sono sempre e solo di Amarone, "figlio" onnivoro, che da errore enologico qual'era, in breve tempo si è trasformato nell'asso pigliatutto. E del povero Recioto oggi nessuno parla più.

Ingiustizia dei tempi (una delle tante)! Comunque sia, ecco qualche nota a proposito di una bella serata amaronista organizzata nella cantina storica degli Speri dall'Ais veronese, star della serata e padrone di casa Giampaolo Speri (nella foto  insieme a Bruno Zilio, delegato Ais di Verona).

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L'aroma nell'uva? Una questione di geni

Non c'è dubbio che le uve aromatiche partono in pole position: facile ricavare dei vini accattivanti e profumati, quando già le uve lo sono. Oggi possiamo dire a cosa sia dovuto questo naturale talento del profumo: grazie alle ricerche degli studiosi dell'Istituto di San Michele all'Adige, sappiamo con scientifica certezza - chè già era facile intuirlo - che è tutta una questione di geni. 

Dopo aver decodificato il genoma della vite, in particolare del pinot nero, adesso il gruppo di genomica applicata del Centro Ricerca e Innovazione dello IASMA ha scoperto il gene che determina l'aromaticità delle uve: il DXS.

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Degustare Bertani (l'Amarone, finalmente)

In my humble opinion, non può dire di conoscere davvero l'Amarone della Valpolicella chi non ha mai bevuto, almeno una volta nella vita, un Amarone di Bertani di un'annata precedente al 1990.

Il successo mediatico e commerciale di questo vino rosso secco da uve appassite è infatti storia recente - la data ufficiale dell'inizio del fenomeno è il 1995 - ma in Valpolicella già negli anni '30 del secolo scorso si commercializzava il Recioto Amarone (come si chiamava prima che la modifica del disciplinare nel 1990 stabilisse le regole distintive per le due tipologie di vini).

Negli anni Trenta e per i successivi vent'anni almeno, erano poche in Valpolicella le maison produttrici che vendevano le proprie bottiglie anche all'estero: tanti blasonati produttori di oggi all'epoca erano mezzadri, o al massimo vendevano vino sfuso in damigiane.

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2 febbraio, il compleanno di un grande

... C'è un libro che avresti voluto scrivere e non hai scritto?

"Sì, un giallo. Me l'avevo proposto l'editore Mazzotta, poi la cosa è tramontata. Ma prima o poi lo scriverò".

E l'editore che era in te non urla, adesso che sei passato dall'altra parte?

"Urla ogni tanto, ma lo tengo buono (...) E dovrà pazientare l'editore che è in me: adesso sto preparando il libro degli spumanti e degli champagne".

C'è una confusione pazzesca nel settore.

"Quest'inverno ho letto cose atroci. I nostri spumanti stanno crescendo, alcuni sono eccezionali, ma ogni paragone è fuori luogo, lo champagne è una cosa diversa per mille motivi e mi stupisce che i francesi abbiano lasciato correre sulla scrittura metodo champenoise".

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