Vitenda 2016

Per chi lavora nel mondo del vino, Vitenda è uno strumento ormai familiare: l'agenda del viticoltore edita da Vit.En. è ormai giunta alla sua ventesima edizione, segno 1) che l'editore non si è ancora stancato di parlare di viti, vitigni, vini  e di tutto quel che ci gira intorno, e 2) che viticoltori e produttori non si sono ancora stancati di leggerla, ma soprattutto di usarla. Parliamo, per una volta, di un residuo dell'era analogica: un libro "che pesa più di un chilo e delle dimensioni di cinque riviste di gossip messe insieme", come lo stesso Editore ammette. Insomma, non esattamente qualcosa di mobile, e che nell'attuale veste non si sa bene quanto ancora potrà durare, data la sempre più massiccia adozione delle nuove generazioni della campagna delle nuove tecnologie. Per questo, la redazione è già al lavoro su possibili alternative, in sostituzione o in affiancamento alla classica agendona cartacea (a tal proposito, mi permetto di suggerire di dare un'occhiata alla capacità degli amici spagnoli di reinventare il classico magazine del vino...perchè non approfittarne per ripensare da cima a fondo anche il concetto di agenda?).

Ciò premesso, veniamo a Vitenda 2016: quest'anno il focus è su scafoideo,vivaismo e microbiologia, per parlare dei quali sono stati chiamati alcuni dei migliori esperti sul mercato (apro una pagina a caso e m'imbatto in Ruggero Mazzilli, per dire, che spiega come produrre barbatelle biologiche). Articoli a parte - che un po' si perdono tra le molte, forse troppe pagine di pubblicità - l'agenda offre come sempre tantissimi spunti di lettura. In ogni pagina si trovano pillole di storia, citazioni, richiami ad articoli scientifici, definizioni, curiosità, anticipazioni.

E sì, c'è spazio anche per scrivere, prendere appunti. Magari alla sera, rientrati a casa;  tenere traccia del proprio lavoro di campagna e cantina è sempre consigliabile, a prescindere dal supporto usato. 

Il rosso e il bianco, due appuntamenti da non perdere

Quest'ultimo scorcio di Novembre ci riporta un paio di appuntamenti enoici a cui siamo affezionati da tempo.

Il primo si terrà in provincia di Verona, a Villa de Winckels: "Vino in Villa", la consueta rassegna di vini della  Valpolicella, in programma il 19 novembre dalle 19 alle 23, mette in scena come di consueto il Valpolicella Superiore e, per i produttori più coraggiosi, anche il Valpolicella base. Due vini che, dopo anni di trascuratezza, una buona parte di produttori sta tornando a prendere in considerazione, giusto in tempo per rendersi conto che per farli bene occorrono competenze e materia prima di qualità non inferiori a quelle che solitamente dedicano ad Amarone e Ripasso. Sarà per questo che i nuovi produttori tengono in grande considerazione il Superiore e lo considerano a buon diritto, il vero vino di territorio.

Per il secondo appuntamento invece ci spostiamo in Trentino e inauguriamo l'atmosfera natalizia con le bollicine locali: Bollicine su Trento n.11 si terrà dal 26 novembre al 13 dicembre. L’iniziativa si rivolge sia agli operatori del settore sia al pubblico appassionato di queste bolle-che-ballano.

Sedi dell’evento saranno Palazzo Roccabruna,  in centro città, e, per gli operatori di settori, anche il MUSE.  Grazie al supporto della Strada del Vino, la manifestazione coinvolgerà anche numerosi bar, winebar ed enoteche che proporranno l'aperitivo serale o del fine settimana.

Il programma dettagliato della manifestazione è disponibile sul sito ufficiale.

Come si fa? un'infografica per ricordarlo

A volte capita di dover fare delle azioni consuete e familiari e di essere colti dal tragico dubbio dell'ultimo minuto, quello che ti blocca sul più bello, ti mette inquietanti idee in testa ("oddio, l'ho fatto l'altro giorno, com'è che adesso non sono più sicuro di come si fa? ") e toglie tutte le tue sicurezze...

Certo, alla disperata c'è zio Google che viene in soccorso dell'improvviso e imprevisto buco di memoria, ma non sempre si ha il tempo e lo strumento a portata di mano per consultarlo al volo... 

Questa che propongo oggi non è certo la risposta definitiva a tutte le domande, ma solo un piccolo utile sussidio alle incertezze che possono cogliere chiunque in mteria di: conservazione del vino, temperature, scelta dei bicchieri e modalità di servizio.

E' un'infografica (realizzata e gentilmente offerta da Stampaprint), uno degli strumenti digitali più efficaci e più trendy del momento. In giro per il web se ne trovano di bellissime sul tema del vino, ma in genere sono realizzate da designer o agenzie estere: questa è italiana al 100% e si può scaricare da qui.

Mavrud, Xynomavro e Nerello Mascalese: i rossi della #DWCC15

Ammettiamolo: quando si parla di paesi produttori di vino, difficilmente la Bulgaria  compare tra i– primi dieci che vengono subito alla mente. Eppure, fino a qualche decina d'anni fa, questo paese era un noto fornitore del mercato britannico, a cui dava in grandi quantità Cabernet Sauv, Merlot, Chardonnay e altri vitigni internazionali a prezzi del tutto competitivi persino per i produttori del Nuovo Mondo. Con un consumo interno quasi inesistente, l'unico sbocco per il settore vitivinicolo era l'ingombrante vicino (URSS), al quale rifilava la gran parte dei suoi vini base, e l'UK, per la quale, volendo andar sul sicuro, produceva le tipologie di vino più note.

Oggi, sopravvissuta non senza danni a qualche traversia interna - come le campagne di lotta all'alcolismo di Gorbaciov, che nel 1990 avevano già ridotto il vigneto bulgaro ad un quarto dell'estensione che aveva solo 5 anni prima - ed entrata nell'UE (ma non nell'euro) nel 2007, anche la Bulgaria sembra voler cercare un suo posto al sole nel mercato globale del vino. Se ci riuscirà o no, lo dirà il tempo, e la sua capacità di promuoversi e d'investire sulle sole, autentiche unicità che un paese produttore può vantare: i suoi vitigni autoctoni.

La recente edizione della Digital Wine Communications Conference, tenutasi a Plovdiv, ci ha permesso di farci un'idea, sia pure minima, di questi vini, che ai nostri giorni provengono da aziende private, attrezzate a a dovere, capaci di avvalersi anche di consulenti internazionali. Dagli assaggi fatti qua e la', devo dire però che nessun ricordo particolare si è fissato nella mente: i vini da vitigni internazionali sono esattamente come te li aspetti (a volte anzi un filino più rustici). Più espressivi ovviamente i vini da vitigni autoctoni, come il rosso Mavrud, soprattutto se in blend con il Rubin (un riuscito incrocio tra Nebbiolo e Syrah) : il Mavrud e Rubin della linea top "Monogram" di Villa Yustinaè un ottimo esempio di vino bulgaro ben fatto, con i suoi tannini di seta grezza, e i sentori di spezie dolci, frutti rossi di rovo e cioccolata. Sul fronte delle sperimentazioni con gli internazionali, piuttosto interessante è risultato il "Marselan Late Harvest" di Ivo Varbanov Winery(un vino tannico, ma con una forte impronta di violette e more mature), e il corposo Dragomir Riserva 2011 (Cab sauv e Merlot) dell'omonima azienda

Sempre a proposito di vitigni rossi autoctoni, nella grande Walking Around Tasting in coda alla conference c'era solo l'imbarazzo della scelta, perchè oltre ai padroni di casa erano presenti molte aziende di alcuni paesi confinanti. Il banco della Grecia in particolare ha sfoggiato una gamma di vini bianchi, rossi e dolci che ha attirato la curiosità di molti (merito anche delle spiegazioni dell'effervescenteMaster of Wine Yannis Karakasis): impossibile perciò non citare il tannico Xynomavro, un'uva che richiede un sacco di tempo (e un accorto uso del legno) per dare un vino potente ma elegante. Ciò che però ricordo di più di questo tavolo è  il "Samos Nectar Musct 2011", un Moscato d'Alessandria lavorato dalla Union of Winemaking Cooperatives of Samos: un cesto di albicocche appassite profumate di menta fresca e fiori di campo,  con un finale di datteri e fichi secchi, mediterraneo e solare come solo pochi vini sanno essere.

Infine, il Nerello Mascalese etneo. Protagonista di una masterclass che ha visto il tutto esaurito nei posti, ha fatto la sua bella figura anche al banco, soddisfacendo la curiosità (e il palato ) di quanti (e sono sempre tanti, soprattutto tra i winelover esteri) favoleggiano della Sicilia e della sua muntagna...

Come godersi il Merano IWF (senza entrarci davvero)

Come passa il tempo. E come crescono le fiere del vino. Anche la piccola Merano IWF è diventata grande, in tutti i sensi. Non solo per importanza, ma per numero di visitatori, di cantine presenti, soprattutto per numero di giorni e di eventi programmati. Lontani i tempi (era il 1992) in cui tre amici meranesi appassionati di grandi vini e ottima cucina s'inventavano una manifestazione alla quale subito aderirono una  cinquantina di produttori e che si tenne nell'Hotel Palace di Merano, oggi il Merano IWF è diventato l'appuntamento n.1 del vino in Italia nella stagione autunno-inverno; sempre più prestigioso, intenso e sì, anche sovraffollato. Al punto che entrare nello storico palazzo del Kurhaus - il cuore dell'evento -  per assaggiare qualche novità, avere alcune conferme e salutare vecchi amici, nei giorni della fiera è diventato sempre più difficile, faticoso e disagevole. Scoraggiante.

Come fare allora per godersi questo evento senza subire la sorte della sardina in scatoletta, schiacciata e pre-cotta?

Semplice: se non si vuole entrare dalla porta, si entra da qualche finestra, tra le molte offerte dallo stesso calendario della fiera. Come queste:

1) 23 ottobre: Anteprima di Merano IWF a Lagundo (19.00-23.00). Un'occasione per farsi un po' di assaggi enogastronomici. Un appuntamento che permette di avere un assaggio di quel che si può trovare nella sede ufficiale

2) 6 Novembre: Bio&Dynamica (10.00-18.00): è il saloncino dei vini bio-tutto che quest'anno compie 10 anni:  Vini italiani e stranieri di una novantina di produttori più o meno (già) famosi. Si tiene nel Pav des Fleurs, in un Kurhaus che ancora non è stato preso d'assalto

3) 5 Novembre: Future of Wine, part 1 (15.00-18.00): un convegno che intende rilanciare un sogno, quello di una European Wine Route, una strada del vino europea che riesca a toccare e riunire tutte le regioni vinicole europee 

4) 6 Novembre. Future of Wine, part 2 (15.00-18.00): stesso luogo, giorno e tema diversi. Stavolta si parla di cambiamenti climatici e del loro impatto sulla viticoltura

5) 6 Novembre, CULT Oenologist (14.00-18.00): per chi non è interessato ai dibattiti più o meno scientifici, una degustazione di (celeberrimi) vini d'autore, dove gli autori sono alcuni dei più famosi consulenti enologi d'Italia.

6) 10 Novembre, Catwalk Champagne (9.30-16.00): uno Champagne ci sta sempre bene, in qualunque momento: prima, durante e dopo. Questo Merano IWF può perciò concludersi con la possibilità di degustare oltre venti Champagne; e anche se avremo rinunciato al consueto bagno di folla dei giorni clou, potremo comunque tornare a casa soddisfatti, soprattutto se troveremo ancora qualche ora per farci un giretto a Merano e dintorni: per chi decide di fermarsi almeno 2 giorni al Merano IWF, con il relativo biglietto si conquista anche la MobilCard Alto Adige, che permette di viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici di tutta la Provincia di Bolzano.

5 scorciatoie per neofiti del vino...

...molto semplici e pratiche.

 Per chi inizia ora a esplorare il mondo del vino e non vuol perder troppo tempo a trovare vini interessanti per il suo palato, ci permettiamo di condividere - liberamente riveduti e corretti - qualche piccolo suggerimento a cura di due esperti americani, Robert Betts e Carla Rzeszewsk.

1) Sappi cosa ti piace - e fai in modo di ricordarlo. Preferisci il vino dolce o quello secco? Il rosso o il bianco?... d'accordo, ancora non sei sicuro dei tuoi gusti. La cosa peggiore però, è dimenticareil nome di quel vino o di quel produttore che ti sono piaciuti così tanto - o che non ti sono piaciuti affatto. Per evitare buchi di memoria, non c'è altro da fare che scriverli da qualche parte. Su un quaderno di carta, oppure - meglio ancora - in app come Vivino o Delectable, che puoi scaricare su qualsiasi smartphone. Una foto all'etichetta, due righe di commento, un voto: fatto. Si può condividere la propria recensione, ma non è necessario: queste app possono benissimo essere considerate come un diario delle proprie degustazioni, senza per questo farlo sapere sempre all'universo mondo (a meno che tu non voglia pavoneggiarti per aver bevuto uno Chateau d'Ychem 1958);

2) Stabilisci un limite di spesa e lasciati consigliare. Sia che ti trovi in enoteca o al ristorante, la persona che hai di fronte ha più conoscenze ed esperienza di te (soprattutto se sei alle prime armi): dì chiaramente quanto sei disposto a spendere e lascia che sia lui(o lei) a trovare le bottiglie che fanno al caso tuo. Questo permetterà di restringere il campo delle scelte e di esplorare poche fasce di prezzo alla volta. Oltre al prezzo, ovviamente, è sempre bene dire anche cosa, in generale, ci piace bere (o non ci piace per niente);

3) Fai la prova dei 2 bicchieri: se davanti ad una lista vini non hai la minima idea di cosa scegliere, domanda di poter assaggiare due bicchieri molto diversi tra loro: un rosso corposo e un bianco leggero, o un bianco strutturato e un rosso giovane e leggero, e poi ordina la bottiglia di quello che ti è piaciuto di più. Il ristorante non serve vini al bicchiere? Esci e cercane un altro. 

4) Non lasciarti condizionare dai luoghi comuni. Un vino bianco di annate precedenti all'attuale può essere fantastico. Un rosso molto invecchiato non è detto che ti piaccia. Se un tipo di vino è molto di moda significa solo che piace a un sacco di gente... ma non è detto che piaccia anche a te.

5) Prima scegli il vino, poi il piatto. Bevi e mangia quello che vuoi, non sei all'esame finale del corso per sommelier. Forse l'abbinamento (fortuito) risulterà azzeccato, forse no. In ogni caso avrai fatto un'esperienza

Il mondo del vino è grandissimo, in costante cambiamento, è praticamente impossibile non trovare il vino che ci piace: la cosa più importante è trovare la propria via, senza permettere ad altri - critici, guide, guru, amici... - di stabilire che cosa ci deve piacere. I consigli sono sempre bene accetti, ma la scelta finale deve rimanere personale. L'avventura è nostra, non lasciamo che siano altri a viverla per noi. 

#DWCC15: i vini, le storie

Il conto alla rovescia è iniziato da un pezzo; ormai ci siamo quasi. Dal 23 al 25 ottobre si terrà l'ottava edizione della Digital Wine Communications Conference, già European Wine Blogger Conference, l'annuale appuntamento internazionale (unico nel suo genere e perciò imperdibile, come la stessa Jancis Robinson dichiarò lo scorso anno) che riunisce dai quattro angoli della Terra professionisti e appassionati di vino e della sua comunicazione attraverso le nuove tecnologie.

Una volta ci chiamavamo semplicemente wine blogger*, perchè il blog era la principale piattaforma che usavamo, ma si parla di qualche anno solare fa, che per il mondo del web equivale ad alcuni secoli; più appropriato oggi parlare di comunicatori digitali, perchè tali sono gli strumenti che tutti usiamo, mobili o fissi che siano. Social networks, nuove piattaforme di storytelling (io per esempio uso molto questa), nuovi modi di condividere esperienze e scambiare idee tramite app: la comunicazione è cambiata, non è più quel monolite verticale in mano a pochi professionisti che usava esprimersi attraverso i tre canonici canali a senso unico del secolo scorso come stampa, televisione, radio. 

Oggi è più orizzontale, aperta, democratica, fluida, informale, in costante evoluzione (e discussione). Chi comunica non usa più solo uno o due strumenti, ma cinque o sei, a seconda del momento, dell'oggetto, dell'occasione.

I nuovi comunicatori del vino amano i blend, degli strumenti e dei soggetti, proprio come il mondo del vino. E "Blend" sarà anche il tema conduttore del fitto programma di workshops e interventi previsto anche per quest'anno. Tutto come da programma dunque, come da 8 anni a questa parte? Non proprio. Forse, la cosa più inaspettata di quest'anno è proprio la location: dove si terrà il congresso? In un paese che difficilmente viene alla mente quando si parla di produzione di vino.

La Bulgaria.

La DWCC 2015 si terrà nell'antica Filippopoli, oggi Plovdiv. Passata la conference, sentiremo parlare ancora di questa antica città d'origine romana: nel 2016 infatti ospiterà il Concours Mondial de Bruxelles e nel 2019 sarà festeggiata come Capitale Europea della Cultura.

In attesa di quei momenti - più tradizionali e mainstream - i protagonisti della DWCC parleranno di alcuni grandi classici (wine communication, digital wine pr, wine tourism, open tech...) riveduti e aggiornati alle ultime tendenze del mercato, di nuovi approcci alla vendita diretta e di nuovi modi di realizzare le tradizionalissime (e spesso inutilissime) fiere del vino.

E ovviamente si parlerà (e si assaggerà) molto anche di vino. Vino bulgaro, greco, svizzero, siciliano. Nei due giorni e mezzo di conference sono previsti molti momenti di degustazione libera e guidata, con l'ausilio di alcuni Master of Wine e di massimi esperti internazionali di viticoltura: quest'anno, l'Italia sarà rappresentata dalla sottoscritta e dal socio Giampiero Nadali, con la collaborazione dell'amica Valeria Carastro, presidente della Strada del Vino dell'Etna e formatrice con l'Etna Wine Lab. 

Sarà nostro compito, in qualità di temporary brand ambassadors della Doc Etna, condurre una masterclass sul Nerello Mascalese, sulla sua versatile personalità e le sue affascinanti sfaccettature: un vino che parla siciliano nelle sue molte varianti locali, ma capace di farsi capire da tutti i curiosi e i veri appassionati.

Per chi fosse interessato a seguire la conference nei suoi diversi momenti, l'hashtag ufficiale è #DWCC15.

E sulla rete saremo ovunque.

*ormai sono rimasti quasi solo gli italiani ad autedefinirsi così. Forse perchè una certa parte del mondo del vino nostrano non ha ancora metabolizzato il concetto, e ci vuole pazienza. 

Consigli spiccioli per neofiti del vino e altre storie

I neofiti del vino sono quelli che dicono "non m'intendo di vino, ma mi piace bere bene", dove per "intendere" generalmente alludono alla capacità di riuscire a distinguere ed esplicitare le mille sfumature organolettiche di un vino, e/o saper distinguere un Cotes du Rhone da un Sancerre e conoscere tutto sul Malbec della Patagonia. Posto che non serve essere un MW per divertirsi con il vino, come fa un neofita (che-non-sa-nulla,eccetera) sapere di avere di fronte una buona bottiglia  prima ancora di aprirla (soprattutto se costa meno 23-25 euro)? Semplice: leggendo l'etichetta, e imparando il significato di queste parole.

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L'occupazione agricola in Veneto: dati 2014

 Veneto Agricoltura ha elaborato di recente alcuni dati ISTAT a proposito dello stato dell'occupazione in agricoltura nel Veneto.

I dati, di per se', non sono nè buoni nè cattivi: sono significativi di una tendenza che si registra da anni. Il dato più appariscente è il calo degli imprenditori agricoli indipendenti: " dopo la consistente ripresa degli addetti registrata nel periodo 2009/12 - dice il comunicato ufficiale - , nel biennio 2013/14 i dati sugli occupati agricoli veneti registrano un calo del 16% rispetto al 2012 e del 27% nell’ultimo decennio.

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Vendemmia 2015: un'annata da rossi

Se il 2014 era stata, nel complesso, giudicata un'annata da bianchi, quella che si sta profilando attualmente sembra essere invece un'annata favorevole ai vini rossi. Da un recente incontro sul tema della vendemmia riservato agli operatori (produttori, enologi, agronomi), e dopo aver seguito alcune relazioni più o meno tecniche e specifiche di una zona (il focus riguardava solo alcune aree del Veneto) abbiamo capito che:

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