EWBC #5: la festa della conoscenza condivisa (e dei nuovi comunicatori)

 E' quasi impossibile rendere l'idea di cos'è l'European Wine Blogger Conference a chi non c'è mai stato. E' come pretendere di spiegare il multiforme, variegato, liquido mondo della comunicazione sul web a chi sa a malapena come si accende un computer. I social media sono un mondo attivo, complesso, articolato, imparare a viverci richiede tempo, volontà, impegno. E in 5 anni di EWBC gli italiani non hanno mai brillato per la loro presenza - nemmeno lo scorso anno, quando la conference si tenne in Franciacorta. Quest'anno, a Izmir c'erano più di 280 delegati da 40 paesi, ma gli italiani madrelingua erano appena 7, dunque inutile insistere. 

Per i pochissimi che però ambirebbero a saperne di più, posso dire che l'esperienza è stata ancora più intensa che in passato. L'organizzazione turco-anglo-americana (Vrazon più WOT, Wines of Turkey, l'associazione di produttori che ha sponsorizzato l'evento) ha funzionato come un orologio svizzero.

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EWBC #5, Izmir: 3 motivi per partecipare

 Il primo anno (2008) fu a Logrono, in Spagna. Il secondo a Lisbona, in Portogallo. Il terzo a Vienna, in Austria, e il quarto a Brescia, in Italia. Quest'anno allarghiamo il giro: Izmir, Turchia. Non proprio Europa, ma insomma. Eravamo una cinquantina il primo anno, oggi siamo 250, un numero volutamente contenuto (spesso a fatica) per assicurare sempre la migliore qualità dell'organizzazione dell'evento. 

Parliamo dell'European Wine Blogger Conference, o per meglio dire della Digital Wine Communication Conference (il nome originario è rimasto per semplicità e affezione), il più importante congresso internazionale dedicato ai nuovi comunicatori del vino, e che tocca ogni anno una diversa nazione europea (o quasi).

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Il CeViVe sul Centro di sperimentazione di S.Floriano

Mentre si attende di sapere quale sarà la sorte del Centro di sperimentazione in vitivinicoltura di S.Floriano, registriamo con piacere sulla vicenda un commento autorevole: quello di Arturo Stocchetti.

Rinomato produttore di Soave - la sua azienda ha sede nello storico palazzo dei conti Sambonifacio, in centro paese -, fermo sostenitore di una enologia che non rinnega la tradizione pur sapendo avvalersi della scienza e della tecnologie moderne, Arturo Stocchetti è al suo terzo mandato di presidente del Consorzio del Soave, ma è anche a capo del Consorzio Vini Veneti.

Ed è soprattutto in questa veste che così commenta la vicenda che vede protagonista il Centro di S.Floriano in questi giorni:

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Perfect Wine, ovvero dell'enologia di precisione e di eccellenza

A questo punto siamo tutti curiosi: cosa succederà al Centro di Sperimentazione in Vitivinicoltura di S.Floriano? Voci di corridoio parlano di una imminente presentazione di qualcosa di nuovo e d'importante, secondo una formula che vedrà coinvolti attori pubblici e privati al tempo stesso (e soprattutto l'Università di Verona) e che dovrebbe ispirarsi nella struttura ad altre realtà già presenti (e funzionanti) nel mondo. Anche il mondo produttivo sarà presente, con una rappresentanza all'interno del comitato di gestione, ma sui particolari di questa cosa, sulla sua articolazione e sulla sua mission (come usa dire oggi), sarà opportuno aspettare qualche annuncio ufficiale.

Nel frattempo, per la categoria "dalle parole ai fatti", ecco una buona notizia. Circa un mese fa, il cda dell'Università di Verona ha dato il semaforo verde alla costituzione di un progetto imprenditoriale elaborato dal  prof.Roberto Ferrarini (già enologo dell'anno 2009 per il Gambero Rosso): lo spin off Perfect Wine s.r.l.", una società formata da un team di professionisti in grado di offrire servizi di enologia d'eccellenza dal campo alla bottiglia.

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Salviamo il Centro per la sperimentazione in vitivinicoltura di S.Floriano

Ha resistito alla scarsità di spazi, di organizzazione, di risorse umane, di collaborazione, di tecnologia e attrezzature.

Ha resistito all'indifferenza delle amministrazioni, al silenzio freddo del mondo della produzione, alla dittatura ottusa della burocrazia.

Ha resistito, il Centro di sperimentazione in vitivinicoltura di S.Floriano Valpolicella (VR). Dall'anno della sua fondazione (1977) con le forze e i mezzi che aveva, ha portato avanti centinaia di ricerche e sperimentazioni in vitivinicoltura, occupandosi con particolare impegno soprattutto (ma non solo) di catalogazione e conservazione della biodiversità dei vitigni autoctoni veronesi. 

E oggi che più di ieri questi vitigni sono al centro dell'interesse di tutti, oggi che dovremmo/vorremmo saperne di più e meglio, oggi il centro sta per chiudere, vittima illustre di quella scure centrale che non riesce più a distinguere tra investimento e spesa superflua.

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Il Prosecco è un vino secco

Questo che segue è il racconto di un aneddoto realmente accaduto e raccontatomi - ancora con un'aria tra l'incredulo e il divertito -  da uno dei protagonisti, qualche giorno fa.

Il luogo: Ravenna. Personaggi: due agronomi e una barista.

Due amici, consulenti agronomi, al termine di una giornata di lavoro trascorsa tra vigne e cantine, sono ai saluti finali. Prima di accomiatarsi, uno dei due propone all'altro di andare a bere qualcosa insieme. L'altro accetta.

Entrano in un bar.

"Cosa prendi?" chiede il proponente all'amico "Mah, non so... fai tu". "Uno spumante va bene?" "Ok, dai".

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Emozioni. Dal Mondo e (dallo) Skywine

Una statistica di qualche tempo fa diceva che ogni giorno, in Italia, si svolgono almeno una trentina di eventi legati all'enogastronomia; dalla sagra di quartiere alla degustazione irripetibile dei vini del millennio. Tra le proposte dei prossimi giorni, due ci vedranno coinvolti in prima persona: la manifestazione "Emozioni dal Mondo: Merlot e Cabernet insieme" di Bergamo e Skywine di Ala.

Nella prima farò parte delle commissioni d'assaggio del concorso enologico internazionale, un esercizio sempre utile - per quanto un po' noioso, come lo sono tutte le degustazioni seriali - per farsi un'idea dello stato dell'arte della produzione in giro per il mondo di questi due cavalieri erranti, che tanta fortuna e successo hanno assicurato a intere nazioni (tipo la Francia). Al concorso farà poi seguito, il giorno dopo, una conferenza dal tema intrigante: "La Comunicazione: strumento indispensabile per vendere". Finalmente ci sarà qualcuno che dirà che fa il vino per venderlo - e non solo per hobby/passione/tradizione/ispirazione/missione, eccetera, eccetera -. O almeno, lo spero.

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Amarone della Valpolicella: che non diventi una (lussuosa) commodity

Come sarà l'Amarone della Valpolicella 2012? In questa vendemmia sono stati raccolti 800 mila quintali, 300 mila dei quali sono già nei fruttai, destinati a dare vini Amarone (tanto) e Recioto (poco). Ovviamente, per avere il dato del Valpolicella Ripasso 2012 basterà moltiplicare per due il volume di vino ottenuto dalle vinacce dei suddetti.

Eppure non basta. O meglio, c'è chi dice che non bastaC'è chi dice che il mondo ha sete di Amarone, e quindi bisogna produrne di più. E piuttosto che da qualche parte comincino a bere Zinfandel appassito - l'appassimento è una tecnica miracolosa, livella le uve: e se uno non conosce l'Amarone della Valpolicella autentico, difficilmente si accorge della differenza - è meglio che bevano Amarone. "L'Amarone non deve restare un vino per pochi".

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Si scrive Bertani, si legge Tenimenti Angelini

Si è conclusa in questi giorni la lunga e travagliata cessione della storica casa vinicola veronese G.B.Bertani al gruppo Tenimenti Angelini, facente capo alla nota società leader nel settore salute e benessere.

Dopo aver acquisito, nel dicembre dello scorso anno, la quota di maggioranza di Bertani Holding spa (proprietaria del marchio Bertani e della cantina di vinificazione, imbottigliamento e stoccaggio dei prodotti) e di Tenuta Novare srl (società proprietaria di 200 ha di vigneti, parco e casali posti nel cuore della Valpolicella Classica), il 26 settembre 2012 Tenimenti Angelini ha completato l'acquisto anche delle rimanenti quote. Oggi perciò, oltre alla Bertani Holding, grazie a Tenuta Novare possiede 180 ettari dei quali 54 vitati, 7 casali storici, oltre ovviamente ai marchi Villa Novare e Tenuta Novare. 

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L'acida verità...

...è che la gente ignora ancora molte cose sul vino, moltissime sull'olio d'oliva, e un'enormità sull'aceto.

E' difficile che chi ama il vino si occupi con ugual passione anche del suo alter ego più naturale, l'aceto. Anzi. I due sono visti da sempre come il Dottor Jekyll e il Mister Hyde dell'uva. Due facce della stessa medaglia, dove una ci piace moltissimo e l'altra (spesso) per niente. Così, è difficile trovare degustatori d'aceto. O organizzare degustazioni del medesimo. 

Risultato? una cosa che interessa a pochi/nessuno, ma gode pur sempre di un discreto mercato, finisce per essere sottostimata e bistrattata anche al momento dell'acquisto: uno vale l'altro (purchè costi il meno possibile). Accade così che in Italia i produttori di aceto d'uva siano così pochi da aver deciso di far fronte comune e unirsi sotto un nome: Amici Acidi.

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