Vinitaly! for dummies (5 tips for surviving)

Giovedì 7 aprile, h.9.30 AM: si aprono i cancelli delle fiera, e sarà (di nuovo) Vinitaly. 5 giorni di passione che i produttori cancellerebbero volentieri dal calendario (tanto più che sono appena tornati da Prowein, dove hanno incontrato gli importatori che contano, i quali di conseguenza diserteranno il salone italiano) e che molti eno-fan gradirebbero veder replicato più volte l'anno, ovviamente con un biglietto d'ingresso a prezzo di saldo da fine stagione.

Vinitaly è comunque un'esperienza che vale la pena fare, almeno una volta nella vita e sia pure per un solo giorno. Per i wine lovers last-minute, per quelli della toccata-e-fuga e per tutti coloro che non hanno trovato nemmeno un ponte sotto le cui arcate trascorrere la notte, ecco 5 consigli per sopravvivere (senza troppo danno).

So, you've decided to attend to Vinitaly. Good idea. Do you have just a day for visiting it? No problem. Follow me!

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Vinitaly! Istruzioni per sopravvivere (ad uso delle aziende)

Vinitaly si avvicina a larghe falcate, e anche se il tempo continua a scorrere alla velocità di sempre - 60 secondi al minuto -, per un sacco di gente del vino sembra che stia accelerando: le settimane sono diventate giorni, i giorni ore, le ore minuti.

E, come ogni anno, molte aziende vengono colte dal primo dei loro tradizionali attacchi di panico (il secondo si verificherà al momento della dichiarazione dei redditi: il terzo, quando bisognerà fare la denuncia delle uve).

Oddio, c'è il Vinitaly e noi dobbiamo ancora fare un sacco di cose!

Ebbene, solidale con questi poverini che dovranno sorbirsi 5 massacranti giornate di fiera, ecco 5 semplici consigli di sopravvivenza dettati da un'esperienza vinitalyana ultradecennale. Nella speranza di riuscire a rasserenarli, almeno un po'.

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Il Manuale dell'enoturista interattivo (e digitale)

Ce l’abbiamo fatta.

Due anni di lavoro, decine di visite ad aziende e d’interviste a produttori, enologi, consulenti, imprenditori del settore vitivinicolo, una ventina di complete revisioni del testo, un mese di lavoro “tecnico” e finalmente ci siamo.

Il “Manuale di conversazione per enoturisti - Le domande da fare per trovare il vino che cerchi”, scritto a due mani con l’amico e collega Giampiero Nadali,  è online.

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Cercasi Mario (quasi) disperatamente

Il fatto è noto.

Ogni giorno, nella casella di posta di chi scrive di vino piovono decine di comunicati stampa, la maggior parte dei quali finisce dritto nel cestino, tanto lo sappiamo che sono fatti più per lustrare l'ego dei clienti che non per dare vere notizie/informazioni (le quali sono più rare di quanto il flusso di comunicati voglia far credere).

Ma è il gioco delle parti. Gli uffici stampa (che da tempo hanno rinunciato a educare i clienti, e si limitano ad assecondarli) continuano a sfornare comunicati, i clienti li pagano per questo, i giornalisti che li ricevono li cestinano, e son tutti contenti.

A volte però capita che nella casella ti piova il comunicato giusto, - cioè interessante/curioso.

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Colfòndo

A me il Prosecco non piace.

Non mi è mai piaciuto, e per quanti sforzi faccia - giuro che m’impegno -  non riesco a farmelo piacere.
Riesco ad accettare alcune etichette (questa e questa per esempio), ma il resto, vi prego, datelo a chi lo apprezza (alcune decine di milioni di persone, più o meno).


Ciò premesso, sono andata a una degustazione di un vino - anzi, di 6 campioni - che col Prosecco normalmente inteso condivide qualcosa.

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Al Grand Canal è gradito l'abito bianco...

...il che è anche comprensibile, dato che l'evento si terrà (soprattutto) in ore diurne.

Ok, regole del bon ton a parte, "Gradito l'abito bianco" non è una sfilata di moda primavera-estate 2011, ma un evento che la Fisar di Venezia, in collaborazione con Vinoè Comunicazione, mette in scena domenica 13 marzo, dalle 11 alle 19, presso Hotel Monaco & Grand Canal in Calle Vallaresso, dalle parti di piazza S.Marco. Protagonisti della giornata saranno i vini bianchi che 65 produttori friulani e giuliani metteranno in degustazione.

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Quale comunicazione per il vino?

L'interrogativo si pone ciclicamente, alternandosi con altri, tutti ugualmente (per il momento) irrisolti/irrisolvibili, come la contrapposizione vino convenzionale-vino biologico/biodinamico, il caro-vita al ristorante, il calo dei consumi di vino in Italia, spumanti italiani vs Champagne, ecc.

Non c'è verso, ogni 2-3 mesi da qualche parte si riaffaccia la questione "quale comunicazione per il vino". A ridosso del Vinitaly, non c'è niente di meglio - e soprattutto di originale, di cui dibattere.

Anch'io voglio essere originale, perciò ecco i miei 2 cents:

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Verticale Amarone della Valpolicella Classico Speri

Se chiedete a qualunque produttore "storico " della Valpolicella qual'è il vino-simbolo di questa zona, quello che davvero la rappresenta e nel quale meglio si identifica, vi risponderà senza esitazioni che è il Recioto.

Intanto però, le verticali che vengono organizzate in giro per il mondo sono sempre e solo di Amarone, "figlio" onnivoro, che da errore enologico qual'era, in breve tempo si è trasformato nell'asso pigliatutto. E del povero Recioto oggi nessuno parla più.

Ingiustizia dei tempi (una delle tante)! Comunque sia, ecco qualche nota a proposito di una bella serata amaronista organizzata nella cantina storica degli Speri dall'Ais veronese, star della serata e padrone di casa Giampaolo Speri (nella foto  insieme a Bruno Zilio, delegato Ais di Verona).

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L'aroma nell'uva? Una questione di geni

Non c'è dubbio che le uve aromatiche partono in pole position: facile ricavare dei vini accattivanti e profumati, quando già le uve lo sono. Oggi possiamo dire a cosa sia dovuto questo naturale talento del profumo: grazie alle ricerche degli studiosi dell'Istituto di San Michele all'Adige, sappiamo con scientifica certezza - chè già era facile intuirlo - che è tutta una questione di geni. 

Dopo aver decodificato il genoma della vite, in particolare del pinot nero, adesso il gruppo di genomica applicata del Centro Ricerca e Innovazione dello IASMA ha scoperto il gene che determina l'aromaticità delle uve: il DXS.

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