Cantine Aperte 2011: i consigli di VinoPigro

Che si fa domenica 29 maggio 2011? Come da regola, si va per cantine. Armati, per l'occasione, delle opportune istruzioni per l'uso, si può pensare di avventurarsi alla scoperta di luoghi, persone e soprattutto vini che non si conoscono.

Per chi, come chi scrive, andar per cantine non è solo un piacere ma soprattutto un lavoro (quotidiano), quando si tratta di consigliare dove andare e perchè, cominciano i problemi, tali e tanti sono i nomi di aziende che valgono la pena di un viaggio o di una visita.

In giro per la rete troverete senz'altro un sacco di suggerimenti: tuttavia, avendo scritto un e-book ad hoc per l'enoturista, nel quale abbiamo volutamente omesso di fare nomi di aziende o di consigliare itinerari, in questo post diamo qualche spunto (peraltro limitato solo a poche Regioni), con annesse motivazioni. Tutte le aziende presenti sono state visitate e assaggiate di persona: alcune di loro tuttavia non compaiono tra le cantine citate negli elenchi diffusi dal Movimento Turismo, perciò il consiglio è di telefonare, prima di mettersi in viaggio. 

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Da Rocca Sveva a Roccabruna: il Manuale in tour

Cantine Aperte è qui.

Sono ormai più di vent'anni che la giornata dedicata all'enoturista - cioè al visitatore di una zona appassionato di vino - si celebra in tutto lo stivale nazionale con modalità e sentimenti contrastanti.

C'è chi è normalmente organizzato, e quindi lo gestisce quasi come una routine.

C'è chi invece non l'ha mai fatto, ed è preso dall'ansia della prima volta, con tutti i problemi tipici dei neofiti.

C'è chi vi aderisce, ma con scarso entusiasmo; chi vorrebbe ogni anno far qualcosa di più e di meglio, per i visitatori e per la sua azienda...ma non sa cosa.

E c'è chi ne ha fatto (già) esperienza, e ha deciso di non ripeterla.

Inutile dire che esiste un libro pensato proprio per gli enoturisti, per imparare a organizzare al meglio quella che deve pur sempre restare una giornata piacevole, positiva, interessante.

La prima cosa da fare quindi è procurarselo (fine dello spot).

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Un vino per 4square

...ma anche per Facebook. O Twitter. O LinkedIn.

In altre parole: se i più popolosi social networks fossero altrettanti vini, cosa sarebbero?

Tranquilli, non è una domanda seria, ma una specie di gioco, come può esserlo l'abbinamento di un vino o di un tipo di uva ad un segno zodiacale.

Sarà in ogni caso uno degli argomenti su cui si potrà discutere questa sera a Borgo Rocca Sveva (Soave, Verona): per la serie "Incontri di primavera", alle 20.30 gli interessati potranno intervenire ad un momento di conoscenza a proposito di nuovi consumatori & nuovi media: dal tramonto del wine critic all'inizio di un new wine cricitism.

Da Parker ai social media, insomma, per capire se è cambiato - e quanto, e come - il modo di comunicare il vino ai giovani e non solo.

Alla presentazione seguirà ovviamente una degustazione dei vini della Cantina di Soave. Essendo i posti limitati, i primi che arrivano... si siedono (gli altri stanno in piedi).

Personalmente detesto i quarti d'ora-mezz'ora  di ritardo, accademici o no, e cerco sempre di essere puntuale.

Fatevi un favore e siatelo anche voi.

 

P.s.: per ogni info, chiamate questo numero: 045. 6139845.

 

 

Il Manuale va al Salone (e noi con lui)

Dal 12 al 16 maggio a Torino si aprirà il 24° Salone Internazionale del Libro.

Ci fu un tempo - molto lontano - in cui non mi occupavo professionalmente di vino, ma di libri, fumetti, editoria di divulgazione scientifica e per ragazzi.

Andare a fiere e saloni ad essi dedicati - come la Bologna Children Books Fair - era per me vita quotidiana, così come oggi lo è frequentare Vinitaly, Merano IWF, o eventi similari. Lo feci per anni e anni. Poi la vita e il lavoro mi dirottarono altrove, e quei momenti finirono nel cassetto dei ricordi.

Ma non dimentico che vengo anche da quel mondo, non fosse altro perchè in questi anni ho continuato a scrivere, non solo articoli e servizi, ma anche libri. Libri sul vino, ovviamente, ma non solo.

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Il vino e la confusione degli stili

Ci fu un tempo in cui le cose in enologia erano semplici come il sistema binario: 0 e 1. Acceso / spento. In quei tempi che oggi tanto remoti ci appaiono, la macerazione era quel momento tecnologico che distingueva il vino rosso da quello bianco. Il primo la faceva, il secondo no.

Tempi remoti, appunto. Oggi di macerazioni - brevi, lunghe, lunghissime - si parla a prescindere dalla dicotomia bianco/rosso, con tutto quel che di tecnico - ma non solo - ciò comporta. Alla macerazione, alle sue prospettive presenti e future, l'OICCE ha dedicato di recente una giornata di studio, (rivolta ovviamente agli addetti ai lavori) e che ha visto sfilare al tavolo dei relatori enologi, ricercatori e docenti universitari.

Al di la' delle peculiarità di una macerazione a cappello sommerso piuttosto di una a cappello galleggiante, tra i molti motivi di riflessione e discussione emersi, uno ci è parso di un certo interesse, uno spunto più di riflessione che tecnico: la constatazione che viviamo in un momento storico di confusione degli stili enologici. 

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Lo strano caso di Olivier B.

Oggi vi racconto una storia che sembra la trama di un film buonista di Frank Capra, e invece è vera, e dal finale ancora aperto.

In breve:
Olivier B è un misterioso ex-consulente viticolo (di lui, in rete, si trova solo una silouette in bianco e nero: quella che compare sulle etichette dei suoi vini. Oppure foto di schiena, come questa). Pochi anni or sono fece il grande passo: affittò un capannone a Méthamis Vaucluse (Provence-Alpes-Cote d'Azur), ci cacciò dentro quel poco che a suo dire gli serviva, e si mise a fare vino - AOC, Côtes du Ventoux -, documentando  ovviamente, nel suo blog, la sua vita di ogni giorno.

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Buona Pasqua!

Le marogne - ovvero i muretti a secco che ridisegnano a gradini i pendii della Valpolicella - non sono un "mucchio informe di sassi", come li definisce il vocabolario della lingua italiana.

Sono un elemento distintivo, caratteristico dell'ambiente valpolicellese. Togli le marogne, ed è come se cancellassi le sopracciglia da un volto: immediatamente diventa inespressivo, vuoto, banale.

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La Sicilia (dei vini) che verrà

Non c'è mai molto tempo per assaggi e degustazioni, al Vinitaly: il poco che si riesce a trovare è letteralmente strappato al lavoro. Ma poichè anche l'aggiornamento professionale è lavoro, ecco che anche quest'anno si è riusciti a fare un paio di esperienze degne di nota.

Una di queste ha riguardato la Sicilia: organizzato dal giornale di enogastronomia Cronache di Gusto in collaborazione con l'Istituto della Vite e del Vino, il grande tasting "Il vino che berremo. La Sicilia del futuro" ha visto versare nei bicchieri i vini di 12 diversi produttori, rappresentativi di altrettanti territori e fatti con vitigni per lo più locali tutti da (ri)scoprire: dal catarratto al grillo, dal corinto al nocera, dal perricone al grecanico o all'inzolia, passando da grandi "classici" come il nero d'Avola o lo syrah. Grandi e già affermati - o piccoli e semisconosciuti - che fossero, i produttori che si sono avvicendati a spiegare i loro vini hanno fatto a gara a chi dimostrava più determinazione nel suo progetto, attaccamento alla terra e fierezza della stessa. Una bella prova d'orgoglio, che in alcuni casi ha convinto più dei vini stessi.

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Post Vinitaly (riflessioni sparse)

Meteo. Dal 7 all'11 aprile sono stati 5 giorni di caldo tropicale e sole ferragostano. Così impariamo a lamentarci che "al Vinitaly piove sempre” (troppa grazia, Sant'Antonio!).

Puntualità. Al Vinitaly non c’è verso che un convegno, un seminario o una degustazione comincino in orario. Anche quest’anno i ritardi andavano dalla mezz’ora agli 80 minuti. Colpa nostra, che dopo aver passato i precedenti 20 giorni a fissare appuntamenti, pretendavamo di rispettarli (e vederli rispettare).

Wi-fi: I collegamenti Internet della fiera andavano dalla modalità “lumicino”, a quella “assente del tutto”, passando per quella “lenta come una lumaca col singhiozzo”. Spiegazione:  non c’era abbastanza banda per tutti. Come se a una festa con migliaia d’invitati avessero messo in tavola solo qualche tartina. Caro EnteFiere di Verona, all’estero non sono mica paleolitici come te: tablet, smartphone e gadget elettronici vari & assortiti sono la regola, non l’eccezione.

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Il "Manuale" si presenta a Vinitaly

Anche i libri elettronici vanno presentati offline, come quelli tradizionali. La rete è importante, utile, veloce, democratica, universale, ecc.ecc. ma niente potrà mai sostituire l'incontro ravvicinato del terzo tipo.

Ecco allora che in occasione di Vinitaly, i nostri amici del Consorzio del Soave ci daranno la ribalta per parlare del nostro manuale, e rivelare un po' di "dietro le quinte": come è nato, perchè, percome, a chi si rivolge, e via disquisendo.

Per noi sarà un momento di divertente lavoro - o di divertimento lavorativo, fate voi -. Per chi vorrà intervenire (più saremo, più ci divertiremo) sarà un'occasione di incontro, confronto e soprattutto domande.

Noi nel libro ne abbiamo suggerite un bel po', ora tocca a voi farne.

Preparatene tante.

Appuntamento a Vinitaly, giovedì 7 aprile, ore 11, stand G dal 4 al 7 e F7, Pad 5.