Retailers make "Net" gains in marketing

With the soft economy placing businesses in dire financial straits, off-premise retailers are shrinking their ad budgets by embracing digital advertising that attracts a most desirable demographic: 21- to 35-year-olds. For many years, David Breitstein, owner of the one-unit Duke of Bourbon in Canoga Park, California, advertised the typical way: through television, radio and print ads. Persuading customers to peruse his highly allocated California wine selection was an expensive endeavor, topping $30,000 annually. But now his ad expenditures are significantly cheaper, at approximately $15,000 a year. The decrease is due largely to the advent of new technologies, says Breitstein, who has dropped all forms of traditional advertising, except direct mail, occasional magazine print ads and email newsletters.

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Vinix Live! #10: i vini, la gente, la festa

E' stato un Ferragosto all'insegna del buono, quello vissuto in compagnia di tanti amici, wine lovers e non solo (molti con familiari al seguito), quello trascorso a Faedo, al Vinix LIve! n.10 organizzato presso l'azienda Pojer&Sandri.  Una giornata di festa piena, serena, istruttiva e divertente, grazie all'impegno (e al lavoro, e al sacrificio) di Mario Pojer, Fiorentino Sandri, dei loro familiari e collaboratori: ognuno ha fatto del suo meglio, compresi gli amici chiamati a dare il loro contributo con la loro arte (Fabio Vettori e il suo esercito di instancabili formichine, Egidio Petri con le sue opere di scultura,  gli artisti dello spettacolo finale e i tanti generosi produttori di cose buone: pane, pasta, salumi, miele, birra, succhi di frutta, formaggi, Choco&Wine... l'elenco è qui).

Insomma, peccato per chi non c'era.

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Vinix Live! #10: appuntamento da Pojer&Sandri

15 agosto: "appuntamento da Mario e Fiorentino".

E' appena il secondo anno che il Vinix Live! di agosto viene organizzato presso Pojer&Sandri, e già l'evento è diventato un must, almeno per i sempre più numerosi fan della rete di questa famosa azienda, dei suoi vini e dei suoi titolari. Merito del clamoroso successo di pubblico e critica della prima edizione (tenutasi lo scorso anno il 14 agosto), della cordialità di Fiorentino Sandri, della coinvolgente simpatia di Mario Pojer, inarrestabile vulcano di idee, iniziative e invenzioni, della disponibilità di tutto il loro staff.

Tema di quest'anno saranno le "Dolomiti senza confini: vignaioli liberi, indipendenti, associati...".

Insomma, tutti.

Tutti i vignaioli di buona volontà, senza preclusioni di sorta, bottega, sigla o colore. Perchè prima il vino, poi tutto il resto.

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10 agosto: Calici di Stelle (e di Chiaretto)

Dove si va stasera?

Complice la rodata manifestazione Calici di Stelle, lungo l'italica penisola è tutto un organizzare cene-feste-degustazioni a tema più o meno stellato (e stavolta i cuochi non c'entrano: si parla proprio di stelle, o meglio di briciole di meteore, le cosiddette stelle cadenti).

Quest'anno i miei calici, oltre che di stelle, saranno pieni anche di Chiarè, l'ormai famoso aperitivo a base di Chiaretto Spumante (e sciroppo di sambuco, soda e foglie di menta): il Consorzio del Bardolino infatti organizza per il quarto anno consecutivo l'Aperitivo sotto le Stelle sul lungolago di Bardolino (sponda veneta del Garda).

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Vacation!

"Non mi sembra un uomo libero quello che non ozia di tanto in tanto". (Cicerone)

Il presente esercizio si prende qualche giorno di pausa, così come consigliano i grandi uomini d'ogni tempo:

"E' impossibile godere a fondo l'ozio se non si ha una quantità di lavoro da fare" (Jerome K.Jerome)

"Ozio. Intervalli di lucidità nei disordini della vita" (Ambrose Bierce)

"L'attività del cretino è molto più dannosa dell'ozio dell'intelligente" (Mino Maccari) 

"Dai nostri genitori abbiamo imparato a calcolare quel che l'ozio ci fa perdere, non quello che ci fa guadagnare. Oggi, dobbiamo imparare di nuovo a rilassarci. È un mestiere come un altro; una vocazione, anche"  (Paul Morand). 

 Fate i bravi, torno presto. 

Which is the typicality in the wine?

Partecipo spesso a incontri tecnici di formazione per enologi, agronomi, studenti e dottorandi, dove l'interesse della giornata è direttamente proporzionale alla pregnanza degli interventi. Questo per dire che mi capita di rado di assistere ad un seminario aperto come quello organizzato recentemente dal GIV presso le Cantine Storiche Bolla, e che ha richiamato un numero insospettato di partecipanti, anche da altre regioni.

Il tema "I nuovi orizzonti di una viticoltura di qualità", di per se' non lasciava presagire nulla di particolarmente nuovo e originale, a dispetto del parterre di relatori invitati.

E invece, sono state quasi 5 ore filate dense di concetti, punti interrogativi e dati (alcuni, come quelli sull'ignoranza d'uso e lo spreco dei fitofarmaci in viticoltura, pesanti come macigni) che hanno tenuto la platea inchiodata al suo posto fino alla fine.

Aperto da Christian Scrinzi, direttore enologico e di produzione del GIV, con una domandina facile facile ("Qual'è il ruolo della viticoltura italiana nell'attuale scenario della produzione mondiale?"), il seminario ha poi visto avvicendarsi numerosi interventi, tra considerazioni storiche, di mercato, e tecnico-pratiche (viticoltura di precisione ed eco-sostenibile, moderne tecniche di gestione del vigneto, tecniche a basso impatto ambientale nella distribuzione degli agrofarmaci).

Moltissimi gli spunti di riflessione emersi, alcuni nuovi, altri no, ma evidentemente irrisolti.

Tra questi, il concetto di tipicità.

Noi che dai francesi abbiamo copiato (a volte male) un sacco di cose, dai vitigni alle tecniche di allevamento dei vigneti, con risultati altalenanti (si va dall'eccellente al pessimo, allo sconsigliato), non abbiamo però ripreso alcuni concetti con lo stesso significato che gli attribuiscono i cugini d'Oltralpe.

Uno di questi è il concetto di terroir. L'altro, il concetto di tipicità.

Mentre il primo, grazie al Cielo, non rientra fra le voci della tradizionale scheda tecnica di degustazione di un vino, il secondo purtroppo sì - e non sai mai che voto assegnargli.

Quando un vino può dirsi tipico? e - soprattutto -  chi lo stabilisce?

Per i francesi, ha spiegato il prof. Scienza, la tipicità è quel fil rouge che si riscontra in tutti i vini di un territorio, grande o piccolo che sia. E' la risposta del vino al suo territorio.

Gli italiani, al solito, hanno di questo concetto una definizione più elastica: così elastica che spesso non riescono a darla. O meglio, ciascuno ne da' una sua: perchè il fil rouge (anche sensoriale) comune a tutti i vini di un territorio, diciamo noi, rischia di portarli alla banalizzazione, e non sia mai che gli italiani facciano vini normalizzati.

Perciò, spazio alla fantasia (dei vini, e delle definizioni): cos'è la tipicità in un vino?

 

Brand o Doc nel futuro della TerradeiForti?

C'era una volta un vitigno sconosciuto perfino al catalogo nazionale delle varietà di vite perchè ormai nessuno si ricordava di lui. Un produttore del posto, memore di vendemmie della sua infanzia nelle quali anche quest'uva arrivava in cantina a carrettate, un giorno decise di recuperarlo e ridargli dignità. Ci mise vent'anni e un sacco di soldi, ma alla fine riuscì nell'intento.

Oggi il Casetta è un vino rosso a Doc della Valdadige (insieme al più noto Enantio).

Da n.0 barbatelle coltivate, a 40 mila bottiglie prodotte ogni anno, non si può non parlare di progresso. Per un'area produttiva dai connotati esistenziali e produttivi così sfumati come la Valdadige, la coppia Enantio e Casetta rappresenta un messaggio forte e chiaro. Due vini rossi che nascono da uve così autoctone da crescere solo qui.

Basta questo per tratteggiare la Valdadige- TerradeiForti agli occhi di consumatori ed enoturisti? ovviamente no. Occorre ben altro.

Ma cosa? 

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Compra una bottiglia di vino, vinci un sommelier

Santa Margherita è da sempre un'azienda molto attiva sul fronte della comunicazione, sensibile ai nuovi media e soprattutto agli umori della base (consumatrice).

Così, dopo aver blandito le velleità letterarie di tanti wine lovers con il suo ormai famoso e seguito concorso letterario, ha pensato di dar forma al più o meno segreto desiderio di molti di poter permettersi, almeno una volta nella vita, una cena d'alta classe, con tanto di sommelier, a casa propria.  

L'ultima iniziativa infatti si chiama proprio "Un Sommelier a casa tua" e si svolge in collaborazione con l'AIS.

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L'importanza del bicchiere nell'assaggio del vino

"Il vino è un compagno problematico" diceva Luigi Veronelli.

E l'assaggio del vino un'arte e non una scienza, aggiungo io (perdonate l'immodestia), sebbene non sia priva di elementi scientifici.

E' un'arte perchè il corpo umano è una macchina tanto complessa quanto imperfetta. Perchè siamo tutti diversi. Perchè buona parte dell'assaggio di un vino si fonda su reazioni fisiologiche e meccanismi psicologici simili in tutti, uguali in nessuno.

E perchè anche gli strumenti dell'assaggio non sono neutrali.

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Viticoltura sostenibile

Nel mondo della comunicazione del vino ci sono degli argomenti fissi, sempre attuali, per quanto (in parte) legati alla stagionalità: il ruolo delle fiere & dei concorsi, i vini c.d. naturali o bio-cosi, l'importanza (?) della critica del vino, eccetera.

E poi ci sono quelli un po' più tecnici, ma ugualmente fashion. Uno di questi è l'ampio capitolo della sostenibilità, dal vigneto alla cantina, la carbon footprint e via disquisendo.

Per limitarci - si fa per dire - alla sola viticoltura sostenibile, sabato 16 luglio alle 9.00 nelle Cantine Bolla di Pedemonte (S.Pietro in Cariano, VR) si terrà il seminario aperto "I nuovi orizzonti di una viticoltura di qualità".

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