Sono stati giorni decisamente intensi e pieni, e a distanza di una settimana ancora qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure (cit.) dell’ultimo Vinitaly.
Le note di degustazione, per esempio.
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Una veduta dei vigneti di Santa Tresa (RG).
Sono stati giorni decisamente intensi e pieni, e a distanza di una settimana ancora qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure (cit.) dell’ultimo Vinitaly.
Le note di degustazione, per esempio.
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La bella cascina ristrutturata accanto alla cantina Pasini S.Giovanni
… ma anche per S.Faustino, S.Marianna, S.Policarpo, S.Edilberto, S.Scolastica, e qualsiasi altro santo o santa si preferisca. Il calendario ne è pieno, perciò ogni giorno si può festeggiare qualcuno. Per questa occasione abbiamo scelto un vino rosa.
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Due semplici - si fa per dire - vini per l’estate, ma non solo.
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Che bella, l’Umbria. Perfino nei giorni di pioggia-sole-pioggia-vento, anzi, soprattutto in quelli, perché i giochi di luce che si alternano su vigneti e colline, tra lame di luce che bucano nuvoloni grigio-ferro fintamente minacciosi e le tavolozze di verde che dominano il paesaggio, sono uno spettacolo nello spettacolo.
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Uve da Vinosanto in appassimento
Per quanto si pensi di saperne abbastanza, soprattutto su argomenti di nicchia e iper-nicchia, l’Italia del vino continua a sorprendere con le sue gemme nascoste e disseminate ovunque. Come il Vinosanto umbro affumicato.
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Il Vermouth di Amarone della Valpolicella di Ca’ Rugate
Era la fine degli anni ’90 quando il mondo del vino improvvisamente si accorse che era scoppiato un nuovo fenomeno: l’Amaronemania. Tutti pazzi per questo vino rosso, fatto con uve appassite, secco, laddove fino a quel momento l’unica associazione di idee che si riusciva a fare parlando di uve appassite era con i vini dolci.
Non starò a ricordare la vera storia dell’Amarone, che ormai dovrebbe essere nota: qui mi interessa ricordare come fu definito per la prima volta da uno dei più illustri capostipiti del giornalismo enologico ed enogastronomico italiano, Luigi Veronelli.
Vino da meditazione.
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Fonzone- Il Colle
Un vino importante, corposo, profondo. Non è un caso se lo chiamano “il Barolo del Sud”. E’ l’Aglianico, uva campana di origine spagnola (e non ellenica, come alcuni dicono), che qui in Contrada Scorzagalline (Paternopoli, AV), nella tenuta dell’azienda Fonzone, gode di terreni (franco-argillosi) ed esposizione (sud-ovest) ideali.
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Fonzone- Il Colle
Un vino importante, corposo, profondo. Non è un caso se lo chiamano “il Barolo del Sud”. E’ l’Aglianico, uva campana di origine spagnola (e non ellenica, come alcuni dicono), che qui in Contrada Scorzagalline (Paternopoli, AV), nella tenuta dell’azienda Fonzone, gode di terreni (franco-argillosi) ed esposizione (sud-ovest) ideali.
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Negli ultimi anni i vini spumanti hanno conosciuto un aumento dei consumi che li ha sdoganati dall’essere (solo) i vini delle Feste per antonomasia. Nonostante questo, resta il fatto che proprio quest’ultima parte dell’anno è da sempre il momento in cui si fanno saltare più tappi di spumante, un po’ per tradizione, un po’ per superstizione, e un po’ per pigrizia mentale. In realtà, la ricchezza del panorama enologico italiano è tale che si potrebbero consumare bollicine tutti e 365 (nel 2024, 366) giorni dell’anno.
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Uno scorcio di Tenuta Regaleali (Sclafani Bagni)
Il 2023 è agli sgoccioli, e il conto alla rovescia per dare il benvenuto al suo successore è già iniziato. Ripercorrendo mentalmente le avventure enoiche di quest’anno, ci si rende conto che i vini assaggiati sono stati molti, quelli deludenti (sì, esistono ancora) molto pochi (per fortuna), quelli ottimi numerosi, gli eccellenti/memorabili un po’ meno (di nuovo per fortuna). Sia chiaro: è solo una questione di gusti. Il 95% dei vini assaggiati nel 2023 erano tutti più che degni di menzione.
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