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Uno scorcio di Tenuta Regaleali (Sclafani Bagni)

Bottiglie bevute

December 21, 2023 in Viaggi & Assaggi

Il 2023 è agli sgoccioli, e il conto alla rovescia per dare il benvenuto al suo successore è già iniziato. Ripercorrendo mentalmente le avventure enoiche di quest’anno, ci si rende conto che i vini assaggiati sono stati molti, quelli deludenti (sì, esistono ancora) molto pochi (per fortuna), quelli ottimi numerosi, gli eccellenti/memorabili un po’ meno (di nuovo per fortuna). Sia chiaro: è solo una questione di gusti. Il 95% dei vini assaggiati nel 2023 erano tutti più che degni di menzione.

Dovendo però fare una scelta e non volendo fare classifiche, a chiusura di quest’annata ne citerò qualcuno andando esclusivamente a memoria: se non sapete cosa portare in tavola, posso garantire che queste etichette non vi deluderanno.

  1. Il vino bianco: “Le Tese” Trebbiano Spoletino - Cantina Romanelli (Montefalco, PG). A me piace perchè è profumato, ricco di sfumature fruttate tropicali e agrumate sia al naso che in bocca, elegante, lungo in bocca e setoso.

  2. Il vino rosa: “Rosamora - Salento IGP”- Cantine Paololeo (San Donaci, BR). A me piace perchè la Malvasia Nera è uno dei miei vitigni preferiti. E questo vino è un’ esplosione di frutta rossa dolce e matura al naso e in bocca: fragole, lamponi, ciliegie. Un cestino ben avvolto in erbe aromatiche che donano al tutto un inconfondibile tratto mediterraneo. Fresco, piacevole, lungo, è un vino da pasto la cui bottiglia è stregata, perchè si svuota in un amen.

  3. Il vino rosso: “Campo alle More 1997” - Gini (Monteforte d’Alpone, VR). Non ricordo più chi disse che questo vino è uno dei migliori Pinot Nero d’Italia. Avendone bevute molte annate, posso solo confermarlo. A me piace perchè è un vino che non dimostra mai la sua età: per lui il tempo non passa mai. In questo caso, solo il colore con la sfumatura leggermente mattonata poteva indurre a pensare che probabilmente non si trattava dell’ultima annata in commercio. Per il resto, è un PN di grande classe, grande equilibrio e grandissima bevibilità.

  4. Il vino rosso importante: “Riserva del Conte 2016 - Rosso Contea di Sclafani” Tenuta Regaleali.  Un vino storico che a distanza di molti anni non ha perso la sua ragione d’essere: creato nel 1959 dal Conte Giuseppe Tasca, continua a dimostrarsi anche oggi all’altezza delle sfide sui mercati internazionali. A me piace perchè profumo e gusto fruttati scuri e al tempo stesso balsamici parlano di alta collina e contemporaneamente di Sicilia, rendendolo uno dei blend più riusciti di Perricone e Nero d’Avola.

  5. Il metodo classico: “Mattia Vezzola Grande Annata Rosé  2017.” - Mattia Vezzola Costaripa. A me piace perchè è una gran bollicina: profumata, elegante, rotonda, lunga e amichevole. Un vino di grande classe, con sentori di frutta rossa e fiori bianchi, persistente e vivace, che pure ama la compagnia del cibo.

  6. Il vino dolce: “Tagòs - Grillo vendemmia tardiva Terre Siciliane IGT” Caruso & Minini (Marsala). A me piace perchè è un passito dolce non-dolce: un incredibile equilibrio tra dolcezza, sapidità, e freschezza. Profumato di fiori bianchi di zagara e gelsomino, sa di pasticceria alle mandorle, scorze di agrumi canditi e albicocche. Il sorso è vellutato, con richiami al miele d’agrumi, alla mandorla dolce e all’albicocca disidratata. Può essere il compagno ideale di qualche burroso dolce natalizio artigianale, ma anche un appagante vino da chiacchiere di fine pasto.

Tags: Regaleali, Caruso&Minini, Gini, Cantine Paololeo, Costaripa
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Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.


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