L’hanno scritto “nero su bianco”: la valle di Mezzane ha delle caratteristiche peculiari che rende unici i vini di questa parte della provincia veronese. Come e perché, lo scopriranno strada facendo i Vignaioli della Val di Mezzane, 12 cantine che hanno dato vita a questo progetto e si riconoscono nel claim.
Dodici aziende (Benini Alessandro, Carlo Alberto Negri, Falezze, Grotta del Ninfeo, I Tamasotti, Il Monte Caro, ILatium Morini, Le Guaite di Noemi, Roccolo Grassi, Massimago, Talestri, Le Cesete) che condividono localizzazione (si trovano tutte in questa valle) e conduzione: sono tutte aziende agricole che vinificano solo uve proprie. Delle molte vallate di cui si compone la denominazione Valpolicella, quella di Mezzane è tra le prime che s’incontrano procedendo da Ovest verso Est in direzione Venezia. Una vallata che si caratterizza per un particolare dualismo geologico: l’incontro – a volte la sovrapposizione nel giro di pochi metri - tra terreni vulcanici (i neri) e calcari eocenici (i bianchi). “L’alta valle di Mezzane poggia su una piattaforma calcarea di rocce differenti che in passato formava un fondale marino. Rocce che 65 milioni di anni fa iniziarono a sollevarsi” spiega Giuseppe Benciolini, esperto pedologo che da tre anni analizza la geologia dei terreni di queste aziende. “Tutta la denominazione Valpolicella è fatta di calcare. Ma al disotto di questa piattaforma in passato si svolse un’attività vulcanica che arrivò a perforarla facendo emergere qua e la piccoli spot di rocce vulcaniche”.
E’ la volontà condivisa di approfondire e conoscere sempre meglio i terreni su cui crescono i loro vigneti il motore principale del gruppo: un obiettivo scientifico che dopo lo step iniziale – la caratterizzazione dei terreni aziendali per arrivare a ottenere una carta dei suoli, presentata lo scorso anno – è passata quest’anno alla seconda fase: una mappa pedologica dell’intera valle in 3D, per evidenziare alture e dettagli paesaggistici. In questo modo diventa più facile “leggere” il territorio e le sue diversità, per ritrovarle nel bicchiere, in particolare in quello di una particolare tipologia di vino: il Valpolicella Superiore, considerato il miglior interprete del terroir. Dall’assaggio dei campioni presentati dalle aziende si evincono le diversità dei terreni da cui arrivano le uve, perché la risposta delle piante alle caratteristiche del suolo (in termini di fertilità, ritenzione idrica, drenaggio, eccetera) cambiano a seconda della sua composizione.
I Vignaioli della Val di Mezzane
Il prossimo passaggio sarà allora cercare di individuare gli aspetti organolettici tipici di questi vini. Uno studio per il quale il gruppo dei vignaioli ha chiesto la collaborazione del professor Maurizio Ugliano e del suo team dell’Università di Verona. La ricerca prenderà in esame il Valpolicella Superiore per analizzare come la composizione dei suoli ne influenzi le caratteristiche.
L'obiettivo finale di questo approccio non è la competizione tra zone, ma la valorizzazione delle peculiarità della valle. I Vignaioli della Valle di Mezzane stanno infatti lavorando insieme per stimolare la definizione di Sottozone che rispecchino la reale morfologia del territorio. In questo modo si potrà ulteriormente arricchire il mosaico delle espressioni delle due denominazioni più importanti di questa parte di provincia veronese: la Valpolicella e il Soave.