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La candela del Raboso Piave di Cecchetto, realizzata con un pezzo di bottiglia e un po’ di cera di soia. Un esempio semplice ed efficace di riuso creativo.

Il Bianco, Il Rosso, Il Rosa Dell'Azienda Cecchetto

May 13, 2026 in Viaggi & Assaggi

Quando dici Veneto pensi subito – inevitabilmente - al Prosecco, poi forse all’Amarone della Valpolicella, al Ripasso e ad altri vini. Solo qualche vero appassionato, soprattutto se veneto, citerà anche il Raboso. Eppure questo vitigno autoctono, coltivato nelle terre del Piave da oltre 5 secoli, non è meno rappresentativo della regione di tutti gli altri.

Lo sapeva bene Giorgio Cecchetto, nato a pochi chilometri proprio dalla famosa Scuola di Enologia di Conegliano da una famiglia di viticoltori. Divenuto enologo a sua volta, fin dagli inizi della sua attività di produttore si era ripromesso di rendere giustizia a quel vitigno poco amichevole di nome (Raboso viene da “rabioso”, rabbioso, in lingua veneta) e di fatto (in passato dava un vino tannico, acido, ruvido), conferendogli un carattere più moderno.

A distanza di quarant’anni, oggi a questa visione si è affiancato anche un particolare impegno per una sostenibilità a 360 gradi. Il tutto portato avanti dai figli Marco, Sara e Alberto. E’ soprattutto a loro, terza generazione Cecchetto, che ora tocca raccontare e far conoscere nel mondo l’eccellenza dei vini dell’azienda di famiglia, che dal piccolo podere originario si è estesa nel tempo a 110 ettari in tre località della Marca Trevigiana: Motta di Livenza, Cornuda e Tezze di Piave, in cui si trova la sede principale dell'azienda. Sebbene la gamma di vini comprenda anche altre uve – tra cui Merlot, Pinot Grigio, e Asolo Prosecco, Carmenere – il focus è sempre il Raboso del Piave, “il vino della Repubblica Serenissima di Venezia”, come ricordano Marco e Sara.

Di questa azienda abbiamo assaggiato tre vini che si potrebbero definire esemplari di questa parte della regione. Chi volesse iniziare a conoscere i vini del Veneto Orientale, potrebbe partire da questi.

Manzoni Bianco 6.0.13 2024 Marca Trevigiana IGT. L’Incrocio Manzoni è forse la varietà più riuscita tra i molti incroci messi a punto dal prof. Manzoni dell’Istituto di Conegliano, nei primi anni ‘30 del secolo scorso. Figlia di Pinot Bianco e Riesling, è un’uva che dai genitori ha ereditato i caratteri aromatici eleganti e gentili, e dalle terre del Piave – dai suoli di Lorenzaga, ricchi di argilla calcarea e caranto, caratteristiche formazioni di carbonati – la spiccata sapidità. Lavorato solo in acciaio, ha profumi di frutta bianca abbinati ad una bella freschezza e ad una grande bevibilità che lo rendono un vino godibile e versatile, capace di accompagnare anche verdure difficili come gli asparagi.

Carmenere 2024 Marca Trevigiana IGT. L’essere stato scambiato per anni con il pur inconfondibile Cabernet Franc ha permesso a questo vitigno di piantare solide radici in questa parte di Veneto, dove si è perfetttamente acclimatato. Come il vino precedente, anche questo offre un bouquet di frutta matura, in questo caso rossa: more, lamponi, fragole avvolte in un mazzetto di foglie di menta con una spolverata di pepe. In bocca è scorrevole, rotondo, con tannini morbidi. Ottima la bevibilità.

“Rosa Bruna”2014 Rosato di Raboso Spumante Metodo Classico Pas dose. Dedicato alla nonna paterna Bruna, questa insolita versione di Raboso ha una bella tonalità color buccia i cipolla dorata, con riflessi ramati. Il perlage è sottile e compatto, mentre i profumi ricordano gli agrumi rossi e gialli. Il gusto è coerente, sa di ciliegia, melograno, agrumi, è setoso e lungo, con una texture cremosa. Una bollicina decisamente elegante e per nulla scontata.

Tags: Cecchetto, Raboso, Piave, Marca Trevigiana, Rosa Bruna, Carmenrere
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