Qualcosa di me

#DWCC15: i vini, le storie

Il conto alla rovescia è iniziato da un pezzo; ormai ci siamo quasi. Dal 23 al 25 ottobre si terrà l'ottava edizione della Digital Wine Communications Conference, già European Wine Blogger Conference, l'annuale appuntamento internazionale (unico nel suo genere e perciò imperdibile, come la stessa Jancis Robinson dichiarò lo scorso anno) che riunisce dai quattro angoli della Terra professionisti e appassionati di vino e della sua comunicazione attraverso le nuove tecnologie.

Una volta ci chiamavamo semplicemente wine blogger*, perchè il blog era la principale piattaforma che usavamo, ma si parla di qualche anno solare fa, che per il mondo del web equivale ad alcuni secoli; più appropriato oggi parlare di comunicatori digitali, perchè tali sono gli strumenti che tutti usiamo, mobili o fissi che siano. Social networks, nuove piattaforme di storytelling (io per esempio uso molto questa), nuovi modi di condividere esperienze e scambiare idee tramite app: la comunicazione è cambiata, non è più quel monolite verticale in mano a pochi professionisti che usava esprimersi attraverso i tre canonici canali a senso unico del secolo scorso come stampa, televisione, radio. 

Oggi è più orizzontale, aperta, democratica, fluida, informale, in costante evoluzione (e discussione). Chi comunica non usa più solo uno o due strumenti, ma cinque o sei, a seconda del momento, dell'oggetto, dell'occasione.

I nuovi comunicatori del vino amano i blend, degli strumenti e dei soggetti, proprio come il mondo del vino. E "Blend" sarà anche il tema conduttore del fitto programma di workshops e interventi previsto anche per quest'anno. Tutto come da programma dunque, come da 8 anni a questa parte? Non proprio. Forse, la cosa più inaspettata di quest'anno è proprio la location: dove si terrà il congresso? In un paese che difficilmente viene alla mente quando si parla di produzione di vino.

La Bulgaria.

La DWCC 2015 si terrà nell'antica Filippopoli, oggi Plovdiv. Passata la conference, sentiremo parlare ancora di questa antica città d'origine romana: nel 2016 infatti ospiterà il Concours Mondial de Bruxelles e nel 2019 sarà festeggiata come Capitale Europea della Cultura.

In attesa di quei momenti - più tradizionali e mainstream - i protagonisti della DWCC parleranno di alcuni grandi classici (wine communication, digital wine pr, wine tourism, open tech...) riveduti e aggiornati alle ultime tendenze del mercato, di nuovi approcci alla vendita diretta e di nuovi modi di realizzare le tradizionalissime (e spesso inutilissime) fiere del vino.

E ovviamente si parlerà (e si assaggerà) molto anche di vino. Vino bulgaro, greco, svizzero, siciliano. Nei due giorni e mezzo di conference sono previsti molti momenti di degustazione libera e guidata, con l'ausilio di alcuni Master of Wine e di massimi esperti internazionali di viticoltura: quest'anno, l'Italia sarà rappresentata dalla sottoscritta e dal socio Giampiero Nadali, con la collaborazione dell'amica Valeria Carastro, presidente della Strada del Vino dell'Etna e formatrice con l'Etna Wine Lab. 

Sarà nostro compito, in qualità di temporary brand ambassadors della Doc Etna, condurre una masterclass sul Nerello Mascalese, sulla sua versatile personalità e le sue affascinanti sfaccettature: un vino che parla siciliano nelle sue molte varianti locali, ma capace di farsi capire da tutti i curiosi e i veri appassionati.

Per chi fosse interessato a seguire la conference nei suoi diversi momenti, l'hashtag ufficiale è #DWCC15.

E sulla rete saremo ovunque.

*ormai sono rimasti quasi solo gli italiani ad autedefinirsi così. Forse perchè una certa parte del mondo del vino nostrano non ha ancora metabolizzato il concetto, e ci vuole pazienza. 

Il sentore di tappo

Avete mai notato quanto sia noiosamente ripetitivo e scontato, a volte, il mondo del vino? Autoreferenziale fino a sfiorare - e spesso a superare - il senso del ridicolo? Come copy mi capita spesso di dover scegliere o suggerire foto per cataloghi, siti web e brochure di cantine & e produttori. E immancabilmente, nel mucchio di foto più o meno istituzionali che mi sottopongono, mi finisce sotto lo sguardo la foto delle foto, seconda per ovvietà solo a quella della persona col naso nel bicchiere (e in genere altrettanto ridicola): quella in cui il produttore - ma più spesso un sommelier - annusa il tappo. E' un gesto che mi capita di notare regolarmente quando sono, per esempio, al ristorante e stappano il vino davanti a me. E immancabilmente sorrido. Sorrido per non scoppiare a ridere, intendo. Per qualche curioso motivo, questa storia del cercare nel tappo il sentore del medesimo l'ho sempre trovata molto divertente - quanto assurda.

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Recioto della Valpolicella, una presentazione liquida

 Martedì 17 marzo, alle 18, presso la Libreria Libre! i due autori di questo volumetto parleranno del Recioto della Valpolicella, della sua storia, della sua famiglia, e dei suoi amici.

Il Recioto della Valpolicella è il grande dimenticato nel panorama dei vini della Valpolicella: un vino difficile da fare (quelli che lo sanno fare davvero bene sono rimasti in pochi) e ancor più difficile da vendere, perchè quando i produttori ci si provano, generalmente sbagliano praticamente tutto: approccio, presentazione, pubblico, tempi e luoghi (forse un giorno scriverò un altro libro, "come vendere con successo il Recioto della Valpolicella"). 

Nel frattempo, i curiosi e i fan di questo vino sono invitati a partecipare a questo incontro, che non vuole avere nulla di didascalico, ma molto di bevibile: la chiacchierata infatti si svolgerà con la partecipazione del protagonista.

Guest stars: Emanuele Delmiglio, Eddy Marchi (il Vigneto dei Salumi)