E Se Fosse La Musica A Salvarci? Come I Suoni Possono Curare Il Pianeta



La copertina dell’ultimo libro di Dario Giardi

“Tu non mi ascolti!” “Ma perché non mi ascolti mai quando parlo?!” .

Alzi la mano chi non si è mai sentito rivolgere e/o ha mai rivolto a sua volta ad altri queste frasi.

Ascoltare (e reagire, oppure no, di conseguenza) è una capacità che nei nostri tecnologicissimi tempi si sta, paradossalmente, deteriorando. Non fisicamente (o non solo, almeno), ma ontologicamente. Di questa perdita di senso, anzi, peggio, di un clamoroso errore di prospettiva parla l’autore di un libro decisamente interessante (e raccomandabile): “E se fosse la musica a salvarci? La memoria dei suoni e la sfida climatica” di Dario Giardi, ed. Mimesis Edizioni.

L’autore è un ricercatore nel campo dell’energia e dell’ambiente e da oltre vent’anni si occupa di sostenibilità. E’ lui stesso a spiegare, in premessa, perché, nonostante tutti nostri sforzi, finora la sostenibilità appare come qualcosa più discussa e teorizzata che realizzata: nel concreto “La risposta risiede in un errore di prospettiva: abbiamo confinato la sostenibilità a un problema di regolamentazione, affidando l’intero impianto della politica ambientale a un approccio di comando e controllo. Ma la sfida che ci attende esige ben altro: un cambiamento radicale di coscienza, un rinnovato patto emotivo con l’ambiente che ci circonda.”

Questo “rinnovato impatto emotivo con l’ambiente” è alla base del tentativo di riconnessione con il mondo naturale a partire dal trascuratissimo – perché dato per scontato – aspetto sonoro del mondo stesso, e il libro parla di questo: del legame profondo tra l'universo sonoro e la crisi ambientale contemporanea.

Viviamo in ambienti acustici colonizzati dal rumore che anestetizza i sensi e riflette una profonda disconnessione tra uomo e natura e l’abbandono progressivo dei contesti rurali a favore di quelli urbani, spiega Giardi, ha accelerato l’alienazione dal mondo naturale: non siamo più capaci di ascoltare attivamentel’ambiente. E peggio di noi stanno i nostri figli: l’ecosistema digitale in cui vivono immersi regola ogni loro interazione con il reale “L’uso sempre più diffuso di dispositivi con cancellazio- ne del rumore non è solo una scelta pratica, ma il segno di una tendenza più profonda: il suono non è più un elemento condiviso della realtà collettiva, ma una dimensione privata e isolata.”

E l’assenza di ascolto è il preludio dell’indifferenza, premessa – si potrebbe aggiungere – anche delladifficoltà/incapacità di comunicare tra esseri umani.

In nove densi capitoli, il ricercatore – che è anche un musicista e compositore – affronta diverse dimensioni del rapporto musica-natura: dalla capacità di musicisti classici come Vivaldi o Debussy di tradurre i fenomeni naturali in note, trasformando la natura in un'esperienza spirituale, al riconoscimento dell’universalità del linguaggio musicale, capace di superare barriere culturali e generazionali per sensibilizzare sulla crisi ecologica (come hanno fato, per esempio, Billie Eilish e Brian Eno, che ha coniato il termine di ambient music) alle nuove frontiere della trasformazione in suoni di dati scientifici (sonificazione), alla bioacustica per il monitoraggio della biodiversità e all'agricoltura biosonora, dove frequenze specifiche vengono usate per migliorare la salute di piante e animali.

“E se fosse la musica a salvarci?” è un libro denso, ricco di spunti, scientificamente rigoroso ma anche scorrevole, da cui personalmente ho tratto questi quattro insegnamenti chiave:

1) Non possiamo proteggere ciò che non percepiamo. Per questo il primo passo fondamentale per ricostruire un rapporto empatico con il nostro habitat e sviluppare una vera coscienza ecologica è recuperare la nostra capacità di ascoltare attivamente l'ambiente. La prossima volta che vi capiterà di fare una passeggiata anche solo in un parco cittadino, fatela senza auricolari o cuffie, e cercate di concentrarvi su tutti i suoni che vi circondano. Ascoltateli. Distingueteli. Catalogateli: è un rumore (di cosa?) o un verso (di chi)? E’ piacevole o spiacevole? Armonioso o fastidioso/doloroso?

2) Il concetto di memoryscape: Il suono non è solo una vibrazione fisica passeggera, ma un archivio vivente di memorie individuali e collettive. Preservare i paesaggi sonori significa proteggere l'identità culturale di una comunità e le sue radici storiche, che sono essenziali per affrontare le sfide future. Senza un passato non c’è nemmeno un futuro.

3) La musica può essere uno strumento insostituibile dell’attivismo ecologico, perché è in grado di superare la barriera della razionalità e di toccare l'inconscio. Perciò può trasformare dati astratti sul clima in esperienze emotive che spingono le persone all'azione concreta.

4) Attraverso la bioacustica e la sonificazione, il suono diventa un potente alleato della scienza per monitorare lo stato di salute degli ecosistemi e, attraverso la terapia sonora (come nell'agricoltura biosonora), per stimolare attivamente la rigenerazione della natura.

In conclusione, questo lavoro vorrebbe spronare ciascuno di noi a riscoprire l'ascolto consapevole come atto di sopravvivenza culturale e spirituale, trasformando il rumore del presente in una "sinfonia della sostenibilità" per un futuro più armonioso.