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Stefano Pola con un calice di Valdobbiadene DOCG Extra Brut Rive di Guia Aldaina Al Mas 2025

C'è Prosecco E Prosecco

March 28, 2026

E’ il prodotto di maggior successo sui mercati esteri anche in questi tempi non esattamente esaltanti, ed è l’unico che continui a viaggiare sereno anche sui mari – anzi, sugli scaffali – non propriamente tranquilli della GDO italiana.

C’è più di un motivo, insomma, di essere grati al Prosecco. Allo stesso tempo però non si può negare che questa corazzata da oltre mezzo miliardo di bottiglie (ad oggi sono poco meno di 700 milioni) sia un tantino ingombrante e di difficile gestione in un territorio variegato come quello della sua stessa DOC (28.000 ha, estesa nelle due regioni di Veneto e Friuli ) e delle sue DOCG (Asolo, .2000 ha ca. e Conegliano Valdobbiadene, 8.700 ha).

Per non parlare dell’insofferenza che può sorgere quando ci si rende conto che non tutti i Prosecco nascono uguali. Lo sa bene Stefano Pola, figlio di Nazzareno, fondatore dell’azienda Andreola (dal cognome della nonna, proprietaria dei primi terreni vitati): è il produttore che fa più cru di tutto il territorio. “Valdobbiadene è patrimonio Unesco, e la nostra è viticoltura eroica, certificata Cervim dal 2010 - ha spiegato nel corso di un pranzo di lavoro a Verona – Abbiamo vigne con oltre il 30% di pendenza, perciò tutto il lavoro viene fatto a mano”. 110 gli ettari vitati, di cui fin da subito Stefano - entrato in azienda nel 1984 - ha cercato di approfondire ogni aspetto, per arrivare a fare vini che si distinguono da tutti: “La viticoltura di Andreola mi è piaciuta fin da subito, perché ha iniziato a diversificare prima ancora che arrivassero a codificare le Rive” dice l’enologo Mirco Balliana. Entrato in cantina come studente è poi rimasto in azienda condividendone percorso e valori. "Dal mio ingresso nel 2011 – racconta - ho assistito a diverse situazioni. Andreola è un’azienda molto dinamica, ma non ha mai perso di vista la qualità. Stefano lo dice da sempre: prima la vigna, poi la cantina”. Di qui la grande fiducia di Pola nelle Rive del Valdobbiadene DOCG in un periodo in cui molti stavano abbandonando quelle zone a favore di più vaste (e facili) proprietà nelle pianure del Prosecco DOC. Proprio questo nome col tempo è diventato motivo di discussione all’interno dei produttori di Valdobbiadene, fino alla decisione di darci un taglio. “Siamo stati tra i primi ad abbandonare il nome Prosecco – continua Stefano Pola – Non per snobismo, ma semplicemente perché non riconosce abbastanza la complessità di prodotti come il nostro”. Le Rive non sono luoghi qualunque: sono appezzamenti situati su pendii ripidi ritenuti particolarmente caratteristici, ambienti tanto straordinari quanto faticosi e difficili da gestire. Gli spumanti di Andreola trovano nelle loro singole particelle d’origine il principale punto di forza: ogni Riva è un micro-mondo che si compone di suoli, micro-climi, altitudini ed esposizioni ai quali il vitgno Glera risponde ogni volta in maniera diversa.

Si scopre così che con il Prosecco DOC puoi farci uno Spritz, ma al Valdobbiadene DOCG Rive di Guia Aldaina Al Mas Extra Brut 2025 puoi abbinare un’indivia belga brasata con ricotta di pecore, e con un Rive 26° I di Col S.Martino Valdobbiadene DOCG Extra Brut 2025 puoi mangiarci un baccalà al pesto genovese. Con il Col Dal Forno Valdobbiadene DOCG Rive di Refrontolo Extra Brut 2025 ci sta bene un piatto di mezzemaniche monograno con dadolata di pesce spada e verdure assortite, mentre il Valdobbiadene DOCG Mas de Fer Rive di Soligo Valdobbiadene Extra Dry 2025 accompagna alla grande anche un tataki di tonno con piselli al wasabi e cavolo viola marinato*.

Alla fine un Valdobbiadene DOCG di Andreola lo distingui non solo per la sua indubbia eleganza, ma soprattutto per la sua versatilità a tavola, che lo rendono un ottimo spumante da tutto pasto; cremoso, con aromi floreali bianchi e di frutta matura, erbe di campo e dell’orto, a volte perfino terrosi e minerali, ma sempre con un’ottima beva e un grande equilibrio.

Non sempre per differenziarsi è necessario aggiungere qualcosa. A volte si è più efficaci quando si rinuncia a qualcosa, perfino quando si tratta di uno dei nomi più famosi al mondo. Perché quel nome, pur essendo “grande”, è diventato troppo stretto.

*menù a cura del Ristorante Maffei

Tags: Andreola, Stefano Pola, Prosecco, Rive, valdobbiadene, Ristorante Maffei, Mirco Balliana
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