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Bottiglie Allegrini esposte nel wine shop aziendale

Allegrini: Ritorno Alle Origini

February 04, 2026 in Approfondiamo

Nella Valpolicella che cresce, cambia ed evolve, le generazioni si succedono in maniera più o meno morbida, più o meno silenziosa. Allegrini è da sempre uno dei nomi di maggior spicco nel panorama viti-enologico veronese e italiano, e negli ultimi anni è andato soggetto a più di uno scossone, non solo generazionale. Oggi, i figli dei fratelli Walter - Silvia - e Franco Allegrini - Francesco, Giovanni e Matteo - hanno preso in mano le redini dell’azienda dei loro padri, e pur sforzandosi di rimanere nel solco dell’eredità morale ricevuta, la conducono con un approccio contemporaneo, e una visione del mondo del vino e della stessa Valpolicella, sempre appassionata ma anche più disincantata.

In questa chiacchierata con Silvia Allegrini abbiamo parlato di come la nuova generazione stia ridisegnando il futuro della Valpolicella, tra managerialità e un ritorno alle sue origini più autentiche.

Oggi l’azienda Allegrini è gestita da un gruppo di cugini. Che cosa avete ereditato dai vostri padri, in termini di eredità morale?

"Credo che abbiamo assimilato una grande autenticità, una semplicità, che forse questa azienda aveva un pochino perso. Ma fare cose più semplici che non vuol dire meno qualitative, né meno importanti o ambiziose. Vuol dire, secondo me, tornare un po' alle origini, riportando il vino ad essere il protagonista di quello che facciamo e delle relazioni, che nel nostro mondo contano molto.”

Come state affrontando il passaggio generazionale rispetto ai vostri padri?

“La nostra generazione ha imparato molto da quella precedente, ma abbiamo scelto una strada diversa, più manageriale. Tra noi cugini ci confrontiamo ogni giorno, ma per ovviare al rischio che l’aspetto famigliare alla fine prenda il sopravvento, abbiamo dato molto spazio ai manager. Perciò oggi la nostra è una realtà nuova, dove la famiglia resta l’anima e la guida, ma non è più il deus ex machina, dove i nostri padri facevano tutto e decidevano tutto. Noi vediamo l'azienda quasi come una "quinta cugina": la viviamo con un trasporto emotivo e un affetto immenso, ma siamo anche consapevoli che per farla crescere servono ruoli ben distinti.”

Questo mix tra famiglia e manager serve insomma a evitare che le emozioni influenzino troppo…

“ Le dinamiche familiari in un'azienda sono una certezza, non un rischio. Coinvolgere figure tecniche esterne, ci aiuta a restare lucidi. Abbiamo insomma dei collaboratori che ci aiutano a raggiungere i nostri obiettivi, anche se alla fine siamo sempre noi ad avere l’ultima parola nelle decisioni. Credo che abbiamo creato un bel mix tra collaboratori storici, che sono in Allegrini da 30 anni e più, e nuovi manager arrivati da poco, o che dopo essere stati da noi una ventina d’anni fa, hanno scelto di tornare.”

Parliamo di vini. Una delle vostre etichette storiche è sicuramente il Valpolicella Classico Superiore “Grola”. E’ lo stesso del passato, o avete cambiato qualcosa?

“Rispetto a quale anno fa, è un vino diverso. Innanzitutto abbiamo dimezzato la quantità, per forza. Per ottenere un vino che rispecchiasse la nostra visione di Valpolicella, abbiamo selezionato solo le parti del vigneto più fresche ed esposte a nord. Certo, non è successo dall’oggi al domani, non puoi stravolgere un vino in un’annata, è un percorso di sperimentazione, ma volevamo tornare alle nostre origini. Produrre la metà significa puntare alla massima qualità, anche se questo comporta un prezzo più alto.”

E’ ancora prodotto con uve fresche?

“E’ sempre stato un vino fatto con uve fresche. L'unico che era da uve, diciamo, surmaturate, era la Corvina Veronese IGT “La Poja”, perché all'epoca, quando nacque negli anni 80, il clima era diverso. E quindi per fare un vino che avesse l’ambizione di essere longevo, senza passare dall’appassimento, dovevi avere uve più che mature. Oggi non è più così.”

Anche “La Poja” è stata ripensata?

“La Poja resta una Corvina in purezza, ma è cambiato l’approccio viticolo. Abbiamo introdotto l'inerbimento del terreno e raccogliamo prima, non c'è più bisogno di lasciar l'uva qualche settimana in più. Oggi cerchiamo la freschezza senza rincorrere le concentrazioni del passato. Invece il Valpolicella Sup.”La Grola” è sempre stato un po' un vino di ricerca, perchè il suo vigneto è davvero di grande qualità, e ti permette di sperimentare”.

Avete notato un cambiamento nel modo in cui le persone bevono il vino oggi?

"Assolutamente sì. C'è un cambiamento nello stile di consumo: le persone cercano vini più freschi, immediati e meno "cerebrali". La gente beve meno ed è più attenta a ciò che spende. Per questo diamo grande importanza anche alla nostra linea da scaffale Corte Giara: sono vini "da lavoro," o per una cena informale tra amici, pensati per chi vuole bere qualcosa di buono, pulito e ben fatto, senza dover per forza cercare il "vino della vita" ogni sera.”

Un altro tema ricorrente, e cui oggi si presta attenzione, è quello della sostenibilità. Voi come l’avete interpretata?

“Come dei pionieri, perché il nostro percorso è iniziato oltre 15 anni fa. Io credo che chi lavora a contatto con la natura sviluppi una sensibilità maggiore, perché vede l'impatto diretto delle proprie azioni. Abbiamo eliminato il diserbo e ridotto i trattamenti alle viti, intervenendo solo quando strettamente necessario. Questo impegno costante ci ha portato alla certificazione Biodiversity Friend.”

Per concludere, cosa deve trovare oggi chi stappa una bottiglia di Allegrini?

"Deve trovare un vino di grande qualità rappresentativo del territorio. Ma soprattutto spero che si percepisca la nostra autenticità e semplicità. Vogliamo che il vino torni a essere il vero protagonista, raccontando quello che anche i nostri padri hanno provato a trasmettere: l'amore per la nostra terra e la volontà di dimostrare che la Valpolicella non è solo Amarone, ma molto altro.”

Tags: Allegrini
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