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Uno scatto di Vinitaly 2025

Vinitaly 2026: Tendenze, Consumi, Proiezioni

April 10, 2026 in Ségnati in agenda

E’ di nuovo Vinitaly-time: 5 giorni di festa, assaggi, performances enogastronomiche, culturali, musicali. Un rito che da 58 anni si celebra a Verona, dentro e (negli ultimi anni) sempre più anche fuori il quartiere fiera, nel centro della città. Del resto, Vinitaly non è solo la vetrina per eccellenza dei vini italiani, è (anche) un palcoscenico dell’Italian lifestyle, tra orgogli nazionali (la grande ristorazione è da sempre una protagonista importante della manifestazione, la Cucina italiana non è mica patrimonio UNESCO  per caso) e lo sforzo costante di apparire al passo con i tempi (largo ai vini No-Lo, ma attenzione anche alle nuove tendenze turistiche e di consumo con spazi dedicati ai vini da vitigni Piwi, a quelli lavorati in anfora, ai vini da vitigni rari).

Come ogni anno, e quest’anno perfino di più, l’evento si presenta non solo come una fiera di riferimento per un settore che pesa per l’1,1% del PIL nazionale, ma anche come un laboratorio dove la vecchia Enotria apre ad alcune delle tecnologie più avanzate e a nuovi linguaggi del consumo mondiale.

Tra le novità più di questa edizione, uno spazio ufficiale dedicato ai vini No-Low alcol, la cui produzione è stata resa possibile anche in Italia dal recente via libera normati. Nell’area Vinitaly-NoLo Experience saranno presenti 25 aziende e alcune tecnologie innovative, come il mini-dealcolatore da laboratorio, pensato per permettere alle cantine di testare il prodotto su piccola scala. Sbaglierebbe però chi pensasse che, per far posto a chi non vuole bere alcolico, non ci fosse più posto per i fan di whisky, vodka e spirits vari e assortiti. Non solo i superalcolici sono ancora ben presenti, ma trovano spazio in un nuovo padiglione ad essi dedicato:  Xcellent Spirits.

Sul fronte tecnologico, occhi puntati sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in viticoltura. Oltre a occuparsi di modelli predittivi e gestione dei dati, I’IA entra nella genetica della vite per studiare processi metabolici complessi e creare varietà più resilienti ai cambiamenti climatici. Quanto alla viticoltura di precisione, l’uso di droni, dati satellitari (indice NDVI) e rover autonomi (gemelli digitali) che monitorano la salute delle piante in tempo reale, permetterà di ridurre ulteriormente sprechi di prodotti e di conseguenza l'impatto ambientale.

Dal prodotto a chi lo consuma, o dovrebbe farlo: i grandi osservati del Vinitaly 2026 sono i ragazzi nati tra la metà degli anni 90 e e il 2012, la famosa Gen Z. A dispetto delle più pessimistiche previsioni che li vorrebbero tutti salutisti e /o aspiranti astemi, questa fascia demografica si sta dimostrando invece sensibile al vino, perfino quando è importante e strutturato, come lo sono certi celebri vini rossi. Per questi vini, i Gen Z sono disposti anche a spendere: lo scontrino medio fuori casa è di 18 euro, a fronte di una media generale di 10 euro.

E poiché i giovani amano anche uscire dalle città, per chi apprezza il vino l’enoturismo diventa una scelta quasi obbligata – mentre, sul fronte delle aziende, l’accoglienza enoturistica non è più una specie di (proficuo) hobby da praticare a tempo perso, ma un nuovo canale da presidiare . Di qui progetto Vinitaly Tourism, che ha l'obiettivo di connettere direttamente cantine, tour operator e travel designer per trasformare il legame tra calice e territorio in un valore economico tangibile e professionale.

Chiudiamo con uno sguardo al mondo di domani: come sarà il vino, tra cambiamenti climatici e sconquassi geopolitici che finiscono per riflettersi anche sui mercati? In tema di sostenibilità, non sono in pochi a scommettere su vitigni resistenti (PIWI), come i "figli della Glera", capaci di resistere a malattie come peronospora e oidio, riducendo drasticamente l’uso di trattamenti chimici. Tuttavia, sarebbe sbagliato ignorare anche quelli dimenticati (e ritrovati): vini che ieri dicevano forse poco, ma che oggi potrebbero dire molto.

Tra passato, presente e futuro, insomma, il vino italiano continua a parlare al mondo.

Chissà quanti - nonostante tutto - vorrebbero poterlo fare come facciamo noi.


Tags: Vinitaly, IA, Gen Z, vini No-Lo, PIWI, enoturismo
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Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.


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