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Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.

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mercoledì
giu272012

Come sta il Recioto di Soave?

Lo scopriremo tra qualche ora, come sta.

Ovvero, al termine di una impegnativa degustazione che vedrà sfilare - rigorosamente coperti - oltre una quarantina di campioni, presentati da altrettante aziende.

La degustazione, voluta a tutti i costi da un autentico ambasciatore del Recioto veronese, Lorenzo Simeoni, cui si devono i soavi Suevi, ha richiesto uno sforzo organizzativo e di comunicazione che, francamente, a mio avviso molte delle aziende partecipanti non si meritano (non più di tanto).

Perchè il Recioto di Soave è considerato un prodotto marginale da troppi produttori, perchè viene considerato un completamento di gamma, perchè nessuno (o quasi) vuole investirci più di tanto, perchè per molti, troppi, è una specie di cenerentola della produzione.

La degustazione, prevista nelle storiche sale ospitate nella Loggia di Fra Giocondo a Verona, sarà riservata ad un gruppo molto ristretto e sceltissimo (una dozzina) di giornalisti ed esperti del settore, ma soprattutto appassionati e profondi conoscitori dei vini veronesi.

Non essendo un concorso, non ci sono punteggi da dare (se non quelli, opinabilissimi, relativi al personale gradimento), non ci sono premi da assegnare o medaglie da appuntare; l' intento è solo quello di fornire una fotografia il più possibile completa - e spietata - dello stato dell'arte di questo vino.

Perchè, diciamolo chiaro una volta per tutte: se i primi a non credere nelle potenzialità di questo vino sono i suoi  produttori, perchè noi comunicatori dovremmo dannarci l'anima a parlarne in giro per il mondo? solo perchè il Recioto di Soave ci piace? se un giorno smettessero di farlo, ce ne faremmo una ragione (e per il consumo personale, cercheremmo delle alternative. Vi assicuro che ne esiste più di una, in Italia e fuori). O per orgoglio territoriale? si può arrivare ad un punto che non vale più la pena sostenerlo.

Il Recioto di Soave è stato il primo vino veneto a ottenere la denominazione d'origine controllata e garantita, nel 1998. Un dato che non va dimenticato, sia pure per quel poco - o tanto - che questo può valere (o significare). 

Anche per questo (cioè per rispetto alla responsabilità nei confronti del consumatore che quella "g" assegna al Recioto di Soave),  a corredo di ogni vino presentato (e a etichette scoperte), verrà poi fornita anche una lunga scheda analitica. Una radiografia completa, di una puntigliosità tale che nemmeno un impiegato del catasto incrociato con un docente di agraria e un ispettore dell'ICRQ avrebbero saputo fare.

So che molti produttori di Soave sono curiosi di sapere che cosa verrà fuori da questa esperienza. Lo siamo anche tutti noi, coinvolti in prima persona.

Quanto ai produttori di Recioto della Valpolicella, risparmiatevi quel sorrisetto di sufficienza.

La prossima volta toccherà a voi, e al vostro vino "dal colore regale e sapore speciale".

 

 

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