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Novità! eBook!

Il mio primo eBook, ideato e scritto con Giampiero Nadali; un manuale digitale dedicato ai nuovi turisti del vino sempre più interattivi e digitali.
Leggi qui la scheda dell'eBook e tutte le informazioni per acquistarlo online.

Perché VinoPigro?

Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.

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Palate Press presenta l'eBook sul primo anno di attività. Oltre 100 diversi autori da tutto il mondo hanno contribuito con più di 800 storie sul vino, dalle semplici recensioni alle complesse discussioni sulla scienza del vino. L'eBook "The Best of the Press" raccoglie le storie più apprezzate dai lettori nel primo anno attività.
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mercoledì
giu132012

Il bello di #terroirvino2012

Il bello di Terroir Vino è che è se stesso. Nel (tanto) bene e nel (poco) male.

Una formula unica nel suo genere:

- per organizzazione: ogni anno migliora qualcosa (e sbaglia qualcos'altro: Menschliches, Allzumenschliches!*)

- per trasversalità: non importa in quale categoria ti riconosca. Anche se sei un semplice curioso che beve un bicchiere alla settimana, a Terroir Vino ti senti a tuo agio;

- per duttilità: quest'anno è andata così, l'anno scorso è andata colà e l'anno prossimo sarà costà: come una stoffa che si cerca di aggiustare su quell'informe corpaccione che è il mondo del vino pro-con**,Terroir Vino non segue uno schema rigido, sempre uguale a se stesso o con poche inavvertibili varianti, ma è capace di introdurre in ogni edizione cambiamenti (più o meno) macroscopici: il luogo, le iniziative di contorno, le novità dell'anno, le persone, l'impostazione... Il tutto al fine di regalare comunque un'esperienza positiva, da un lato e dall'altro del banchetto, con il vino, con le persone, persino con i new media. Per gente cresciuta a effetti speciali e che troverebbe déjà vu anche una degustazione in AR (augmented reality), trovarsi a vivere con il vino una piana, serena normalità ha quasi dello straordinario.

Premesso questo, vediamo cosa ci è piaciuto di più di #terroirvino012.

La formula no guru, no idols delle degustazioni dal basso. Non importa se hanno funzionato, e come e quanto: il fatto di non ritrovarsi davanti uno dei soliti, ubiquitari tromboni della critica enologica ufficiale che sovrintendono a tutti-gli-eventi-del-vino-che-contano (compresi quelli in cui gente come loro si premiano a vicenda. A turno.) ti fa capire la trasparenza semplice dell'intera operazione TV. Non c'è trippa per gatti, gente; perciò se ami il vino, vuoi solo divertirti (magari imparando qualcosa di nuovo) e incontrare amici, vieni e basta.

I ring della Vinix Unplugged Unconference. Argomenti attuali quest'anno, tosti, e ospiti all'altezza della loro fama (oltre che della situazione). Se poi la platea - generalmente - ha risposto poco o nulla agli stimoli, non è colpa del ring, ma dell'italica lentezza (cerebrale) a elaborare le informazioni e a formulare un pensiero proprio (soprattutto originale). Insomma, anche quest'anno il dibattito è stato insoddisfacente. Negli speech più brevi, addirittura non c'è stato. (Nota: a questo punto, eliminerei gli speech. O ne diminuirei il numero concedendo a ciascuno tempi un po' più generosi, in modo che l'argomento sia un po' più approfondito. E nella speranza che nel frattempo il pubblico si svegli e reagisca).

Persino tra i banchetti (meglio: sui banchetti) dei produttori qualcosa si muove. Ogni anno che passa, vedo aumentare il numero di magiche tavolette che rimpiazzano le no-ecofriendly brochure aziendali. Foto, schede dei vini, brevi filmati, lì dentro c'è tutto: e quando si riuscirà a trasformare un iPad anche in una specie di registratore di cassa (che accetta anche le carte di credito) per pagare il vino che si compra in loco, il cerchio sarà chiuso.

E a proposito di vini, ripescando nei ricordi tra gli assaggi fatti in modalità a-sistematica e totalmente casuale, se si escludono gli appaganti Champagne della ddb condotta da Mike Tommasi, meritano di essere citati:

tutti i vini della Cantina Marta Valpiani, in particolare il vino "El" 2010: una piccolissima produzione di un vino da uve stramature di malbo gentile e cabernet sauvignon. Dolce al naso, severo e quasi secco in bocca, molto equilibrato, signorile e discreto;

lo Zero di Mario Pojer: ultimo arrivato nella variopinta produzione del mago del Merlino, è un fantastico solaris che fa onore al nome dell'uva, nel colore e nella potenza. Vino insolito, sorprendente, ho qualche dubbio che incontri lo stesso entusiasmo di tanti wine blogger anche nella critica più accademica e tradizionalista. Perchè è un vino ribelle: non sta in nessuna scatola concettuale precostituita;

l'Aglianico del Vulture Terra dei Fuochi di Sara Carbone: speziato di pepe nero e profumato di erbe mediterranee, succoso come una marasca. Un caldo sorso di Sud. 

...e per quest'anno è tutto, noi vinixiani rientriamo sui rispettivi pianeti. Fino al prossimo incontro galattico, previsto in pieno estate.

E in Trentino. 

 

* trad.: Umano, Troppo Umano (titolo di un'opera di Nietsche)

** contrazione di pro(fessionals)-cons(umatori)

Reader Comments (5)

Grazie mille Elisabetta!! Sono onorata che ti sia piaciuto il nostro EL 2010

Ciao Elisa, il vostro EL 2010 era sicuramente il vino più particolare, ma questo non significa che gli altri vini fossero da meno, eh!
;-)

giugno 15, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

nice to briefly see you at #vuu. It was a pleasure to read your sincere recap of the whole event! Glad to hear it went well! Hope to see you next year!

giugno 16, 2012 | Unregistered CommenterAnna

Thanks, Anna! I hope you enjoyed the event, and the wines!
:-)

giugno 16, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

Penso che l'EL oltre a prendere il mio nome, in fondo è quello che maggiormente rappresenta me e il mio modo di intendere il vino.

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