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Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.

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domenica
lug112010

Il Soave, le Cantine sociali e gli altri (prima parte)

 Nel calcio lo si dice spesso: "Squadra che vince, merito dei giocatori, squadra che perde, colpa dell'allenatore".

Un proverbio che potrebbe essere adottato, in un certo senso, anche dalle denominazioni vinicole. Finché le cose vanno bene per tutti, il merito è, in genere, soprattutto delle aziende private, ma se il mercato entra in affanno e le vendite di vino vanno a picco, la colpa è delle cantine sociali.  Ribassano, svendono, strangolano, monopolizzano il mercato... e a fare le spese di tutto questo sono i piccoli-medi produttori. Così dicono (le aziende private, non le cantine sociali). Da Nord a Sud Italia il coro delle lamentazioni si leva unanime: laddove ci sono aziende del vino che soffrono, c’è sempre una cooperativa colpevole di qualcosa.

Ma è davvero così?
Prendiamo una grande Doc: il Soave. Più di 6 mila ettari e mezzo iscritti alla denominazione, oltre 2000 aziende viticole conferenti a cantine sociali, 80 vinificatori in proprio, più di 400 conferenti a vinificatori privati. Il tutto per una produzione di mezzo milione di ettolitri di vino l’anno: l’equivalente del 60 per cento delle Doc venete,  e del 14 per cento di quelle italiane. Il Soave è un vino bianco conosciuto in tutto il mondo, ma da qualche anno a questa parte nel suo mondo serpeggiano tensioni: c’è un umore contrapposto tra le cantine sociali che reggono il mercato, e le aziende agricole che vedono ... nero. O, quando va bene, grigio fumo. Si coglie dalle parole dei proprietari di aziende medio-piccole molta preoccupazione e ansia per il futuro. La crisi c’è, e si sente. Anche nel Soave. La colpa, dicono, è soprattutto dell’ingombrante presenza delle Cantine sociali.
 
Ne abbiamo parlato, senza mezzi termini, con il direttore generale della Cantina di Soave, l’enologo Bruno Trentini. 
E lui ci ha risposto. Senza mezzi termini, com’è sua abitudine.

 

ll Soave risente della crisi, le aziende faticano a vendere, i loro cali di fatturato sono vistosi...colpa delle cantine sociali e della loro politica dei prezzi?

 “No, anzi. Questo genere di spiegazione è del tutto fuorviante. Il canale principale attraverso il quale vendono le aziende private è l’horeca, che ha registrato nel mondo un calo del 40 per cento. Se l’horeca è in crisi non è colpa delle Cantine sociali. Ci accusano di fare prezzi stracciati nei discount? Ma se abbiamo smesso di vendere Soave Classico ai discount cinque anni fa. Il fatto è che le aziende ragionano sull’onda dell’emotività - “non vendo più” - mentre dovrebbero fare un’analisi molto più approfondita. Anche lo Champagne è in crisi: è forse colpa del Prosecco, che è più economico? No. Il fatto è che la gente non approccia più i prezzi come una volta. Ma ti dirò di più. Sono rientrato da poco da un viaggio negli USA, dove la relazione prezzo franco cantina - prezzo scaffale è molto lineare, e lì ho potuto constatare di persona che c’è in atto una pericolosa caduta dei prezzi proprio dalle aziende private”.

 Allora la percezione che hanno le aziende non è corretta...

"I produttori vedono solo i prezzi bassi nei discount: il Soave a 1.49 Euro. Ma era così anche cinque anni fa. Allora un prezzo così poneva il Soave tra i vini a prezzo più basso, oggi lo vede tra quelli di fascia medio-alta: il Chianti infatti costa meno, lo Chardonnay trentino anche, perfino molti vini francesi costano meno”.

Come va il Soave nella distribuzione moderna? "

 "Nella GDO è in incremento, per noi: nell’ultimo anno abbiamo aumentato del 30 per cento le vendite, aumentando il valore di cessione”.

A cosa si possono attribuire questi risultati?

"Alla coerenza. E alla costanza. Il prodotto giusto ai prezzi giusti”.

Cosa dovrebbero fare i produttori del Soave per uscire dall’ impasse?

"La cosa più sbagliata è non fare un esame corretto della situazione. La Cantina di Soave è l’azienda che vende il prodotto più caro ai supermercati. E se vogliamo andare a vedere nel canale Horeca, a fronte di marchi storici, il brand Rocca Sveva rischia di essere ancora una volta uno dei più cari. In realtà, il problema di tante aziende è il loro dimensionamento: mantenere una famiglia con una produzione di 50 mila bottiglie, o meno, oggi è molto dura, per tutte le denominazioni, non solo per quella del Soave”

(..continua...)

                                                                                                                               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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    Response: lkw augustin
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