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Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.

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lunedì
lug092012

Il vino naturale non esiste

Ci hanno messo 21 anni, e alla fine imprecando, sbuffando, litigando e sgambettandosi a vicenda, i paesi dell'UE sono giunti a licenziare un regolamento di produzione del vino biologico che, sinceramente, lascia un po' perplessi (per usare un eufemismo). 

Ma è pur sempre un inizio. Un punto fermo laddove prima c'era il vuoto (legislativo) pneumatico. 

Il vino biologico esiste (e quello naturale no).

Di vino bio, mercato e produzione si è parlato nei giorni scorsi a S.Floriano (Verona), come anticipato qui. Un convegno (organizzato dall'Associazione Veneto Produttori Biologici e Biodinamici) nel quale si è esposto in maniera chiara cosa significa, alla luce delle nuove normative, fare vino biologico.

Cominciamo con una notizia che farà storcere il naso a molti: anche i biodinamici saranno costretti a certificarsi, al pari dei  produttori biologici. Pena l'impossibilità di dichiararsi tali in etichetta. Sinonimi più o meno fantasiosi (compresa la dicitura "vino naturale", o genuino, o vattelapesca, variamente declinato) non sono ammessi. Certo, al convegno mi sarebbe piaciuto che qualcuno mi spiegasse come intendono certificare la dinamizzazione e la preparazione del cornoletame nella pratica biodinamica, ma vabbè. Nessuno ha osato tirar fuori l'argomento, e per fortuna, altrimenti saremmo ancora tutti nell'aula magna di Villa Lebrecht a discuterne.

Venendo invece al dettaglio del regolamento, le note stonate - le contraddizioni -  che balzano agli occhi sono più d'una, ma trattandosi di un discorso lungo e complesso, qui mi limito a riportare alcune di quelle che mi sono parse le incoerenze e le aporie  più vistose.

Cominciamo con quello che non si può fare: non si può dealcolare parzialmente, nè praticare la desolforazione dei mosti o l'elettrodialisi. Non si possono usare una lista di sostanze che vi risparmio perchè sarebbe troppo lungo spiegare cosa sono e a cosa servono.

Nonostante questo però, un produttore bio può ancora utilizzare 44 additivi e coadiuvanti (le varie case produttrici di sostanze enologiche possono dormire sonni tranquilli: non chiuderanno mai i battenti), contro i quasi 70 di un produttore convenzionale.

Cosa si può fare/usare? Si possono usare, al bisogno, i lieviti selezionati (purchè non OGM). Ammesso anche l'uso dei chips, la microfiltrazione e il trattamento termico (a patto che non superi i 70°C. Peccato che non si dica per quanto tempo). Ammessa l'osmosi inversa (ma solo fino al 2015).

Per gli approfondimenti, rimando al sito AIAB e alla relazione di Cristina Micheloni, che ha sempre seguito in prima persona tutte le tribolate tappe di questa normativa. La conclusione?

"Oggi il regolamento che ci permette di etichettare il vino come bio è un punto importante - dice la stessa Micheloni - Ma la gara ora è diventata a tappe e dobbiamo prepararci subito per la prossima volata, ovvero iniziare a produrre dati tecnici e scientifici su "quanto meglio" si può fare. AIAB inizierà subito lavorando sui propri disciplinari, non solo aggiornandoli rispetto alle norme comunitarie, ma rendendoli anche più restrittivi sugli argomenti che i produttori riterranno importanti e praticabili". 

Se qualche produttore bio vuol portare il suo personale contributo di esperienza, idee e altro in questa fase 2, può scrivere a Cristina Micheloni, direttamente. 

Chi insomma credeva che con il regolamento sul vino biologico si fosse arrivati, si rassegni: la vera corsa comincia soltanto ora.

Reader Comments (2)

Ciao Lizzy
Anche se è legittimo sostenere che la normativa sul vino biologico sia molto permissiva, in verità non si discosta dalla traccia che ispira tutta la legislazione sul biologico: nell'ambito dei prodotti autorizzati per una coltura o una trasformazione sono ammessi in biologico quelli di origine minerale, animale e vegetale, non le molecole prodotte dalla chimica di sintesi. Per cui non stupisce che siano ammessi i chips o la gomma arabica, sarebbe stato sorprendente il contrario. L'errore caso mai è quello di credere in un'equivalenza biologico=sostenibile, sono concetti diversi e solo in parte sovrapponibili. Il vero nodo era quello della SO2 che è un po' difficile considerare un prodotto naturale, anche se esiste in natura (ad esempio nelle solfatare). Qui si poteva sicuramente essere più restrittivi, ma la storia è nota.

luglio 10, 2012 | Unregistered Commentermaurizio gily

Ciao Maurizio,
Grazie come sempre per l'importante precisazione/sottolineatura: perchè, in effetti, quando si parla di biologico in genere si sottindendono un sacco di altri concetti. E di equivalenze. Tra cui, appunto, quella biologico = naturale CIOE' sostenibile.
Cosa che non è. Non entro invece nel merito della discussione sulla solforosa perchè, come dici tu, è storia nota e complessa. E perchè per anni è stata usata come pretesto per rallentare/bloccare l'intera discussione sul bio.

luglio 10, 2012 | Unregistered CommenterLizzy

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