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Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.

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martedì
lug202010

American Wine Bloggers Conference: intervista a Meg Houston Maker

Wine bloggers, è giunto il momento di professionalizzarsi. Il mondo del vino ci/vi guarda, non è più tempo di pressapochismi, sciatterie linguistiche e approcci dilettanteschi. Anche se siete dei semplici appassionati che scrivono di vino, fatelo con serietà, autorevolezza e cura.

La professionalità di chi "scrive di vino", per mestiere o passione, sembra sia stato uno dei topic più caldi dell'ultima edizione dell'American Wine Blogger Conference, tenutasi nelle scorse settimane a Walla Walla, nello Stato di Washington. Non avendo avuto la possibilità di parteciparvi, abbiamo chiesto di raccontarci com'è andata a una protagonista illustre: Meg Houston Maker, executive editor dell'online wine magazine Palate Press (che ringraziamo per la preziosa collaborazione...)

Meg, quante persone hanno preso parte al WBC e da dove venivano? "L'evento è stato chiuso al raggiungimento di 300 partecipanti, che venivano da tutto il Nord America. Alcuni, pochi, anche dall'Europa (qui la lista). Come puoi vedere, oltre ai citizen bloggers c'erano anche una rappresentanza del giornalismo tradizionale, dei settori marketing e PR delle aziende del vino, e delle organizzazioni professionali".

Quali sono stati gli argomenti più interessanti discussi?
"Forse soprattutto perché io sono un editore, mi ha fatto piacere che la discussione si sia estesa al valore della buona scrittura. Nel suo intervento Lettie Teague (columnist de The Wall Street Journal, ndr.) ha parlato dell'importanza di individuare e affinare la propria voce, per dare ai lettori un motivo valido per continuare a leggere. Un gruppo di oratori composto da Tom Wark, Steve Heimoff, e Ken Payton hanno discusso del futuro del wine writing. Wark ha notato che anche con i critici professionisti, ci sarà sempre bisogno di citizen voices. Ken Payton ha osservato che il discorso sul vino sta diventando sempre più plurale, e ha incoraggiato le cantine a prendere in mano il loro racconto, piuttosto che fare affidamento su blogger del vino e altri per raccontare la loro storia. E Steve Heimoff ha sottolineato che una buona scrittura, riflessiva e attentamente curata, è sempre preziosa. Queste osservazioni hanno stimolato una bella discussione tra i partecipanti, sia durante gli interventi che dopo. Io ero una speaker del gruppo che parlava di come migliorare la propria scrittura, insieme a Andy Wallace e Hardy Purdue. Hardy ha fatto un intervento appassionato contro la scrittura metodica, e a favore di osservazioni spontanee e prive di censure su qualsiasi cosa si stia vivendo. Io ho scelto un approccio più misurato, mettendo avanti le "Ventiquattro Tesi" della buona scrittura. Le mie raccomandazioni hanno più a che fare con un modo di affrontare l'atto della scrittura, piuttosto che con una distinzione stilistica tra prosa formale e informale. Sono d'accordo con l'idea che quello che stiamo facendo è fondamentalmente ed essenzialmente  scrittura, e che un blog è semplicemente una piattaforma, dove non c'è bisogno di adottare uno stile particolare. Il dibattito pubblico che ne è seguito è stato acceso, e ho sentito che un certo numero di partecipanti ha trovato questa sessione la più preziosa dell'intera conference. Per lo meno, ha incoraggiato i partecipanti a pensare al proprio approccio alla scrittura".

Com'era l'atmosfera generale?
"L'atmosfera era festosa, coinvolgente e ottimista. Il calendario degli eventi della conference ci ha tenuti tutti molto impegnati, sia nelle sessioni generali che nei break, e poi c'erano le visite alle cantine, e i partecipanti sembravano molto soddisfatti di questo modo di procedere. Le aziende che erano presenti erano tutte entusiaste e reattive, evidentemente felici dell'opportunità di condividere i loro vini con tanti consumatori ben istruiti".

C'erano anche professionisti della filiera? intendo enologi, buyer...  "Non sono molto sicura, ma da un rapido sguardo ai partecipanti direi che ce n'erano almeno un centinaio".

Pensi che il mondo del vino americano tenga in considerazione i wine bloggers oggi più di ieri? C'è una conversazione?
"Penso che sia i consumatori che la stampa oggi facciano più attenzione a quello che i bloggers stanno dicendo, rispetto a qualche anno fa. In parte questo è dovuto semplicemente al fatto che ora ci sono molti più bloggers, cosicchè la voce collettiva è più forte. Ma la cosa più importante credo sia il fatto che molte cantine stanno cercando di aumentare la loro vendita diretta al consumatore e il loro reddito, e i wine blogger forniscono una prospettiva importante sia sul consumo dei vini che sull'industria nel suo complesso. Ecco perchè gli scantinati di molti wine bloggers sono pieni di campioni di vino gratuiti: le aziende sanno che se riescono a raggiungere un consumatore che è disposto a raccontare il vino ai suoi amici per il vino, tale raccomandazione da pari a pari può rappresentare una forte tattica di marketing.
Detto questo, io non sono ancora del tutto sicura di quello che, nel complesso, i media mainstream del vino pensano dei wine bloggers. So che tra le testate di settore e i giornalisti più tradizionalisti ci sono ancora quelli che guardano con disprezzo al citizen journalism. Ma sembra anche che esistano un numero di voci importanti - qui mi vengono in mente le osservazioni di Steve Heimoff - che hanno chiaramente una visione più liberale, e preferiscono valutare un post di un blog sulla base della qualità delle sue idee e sulla sua espressione, piuttosto che sulla sua provenienza".

Aggiunge David Honig, publisher di Palate Press: "Credo che quello che stiamo vedendo non è un ampliamento complessivo del valore dei blog del vino, ma la maggiore visibilità di alcuni siti che stanno fuori del coro. In altre parole, credo che alcuni wine blog si siano guardagnati un'ampia credibilità, al punto da essere trattati come i media tradizionali. Questo è successo negli scorsi anni con Vinography e Dr.Vino, e oggi con siti che hanno fatto un salto di qualità come Palate Press, 1WineDude, New York Cork Report, e Good Grape".   

Archiviata l'edizione 2010 dell'American WBC, mentre è già stata annunciata la sede della prossima (a Charlottesville, in Virginia: l'annuncio è stato dato ufficialmente alla stampa nientemeno che dal governatore dello Stato), di qua dall'oceano ci prepariamo a partecipare alla versione europea di questa iniziativa: i motori dell'organizzazione stanno già girando a pieno regime.

L'appuntamento è a Vienna, dal 22 al 24 ottobre prossimi, e con ospiti di primissimo ordine.

 

P.s.: the international version of this interview is here.

 

 

 

 

 

 

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