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Perché VinoPigro?

Perché il vino è un prodotto della natura. E la natura ha i suoi tempi. Non i nostri, sempre così affannati, nevrotici, insufficienti. Per fare un grande vino ci vuole tempo, per fare un bambino ci vuole tempo, per fare del pane (quello buono) ci vuole tempo, tempo... e tranquillità. Anche per scrivere ci vuole tempo, perciò non pensiate di trovare nuovi post ogni santo giorno. Prendetevi tempo per leggere queste pagine. E lasciatene un po’ anche a me: ad essere pigro non c’è solo il vino.

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mag222010

Viti: meglio tolleranti (che non)

In genere, la tolleranza è considerato un pregio in molti campi, soprattutto in quello dei rapporti umani: in viticoltura è lo stesso.

Una vite tollerante (resistente) a oidio e peronospora è quanto di meglio si possa avere, perchè saprà fronteggiare queste temibili malattie senza troppi aiuti di sintesi.

Trattamenti (e personali riti scaramantici) a parte, tra le soluzioni evocate in materia di lotta a queste e ad altre malattie c'è l'applicazione dell'ingegneria genetica. Una scelta che un paese come la Francia ha dichiarato in questi giorni di voler tentare di percorrere fino alla sperimentazione in campo aperto (e il campo sarà quello dell'Alsazia).

Oppure la ricerca viticola sulle varietà interspecifiche.

Attualmente, come detto, la difesa della vite è affidata a prodotti chimici, sempre meno graditi e apprezzati sia dall'ambiente che dagli uomini: per ridurre l'utilizzo di molecole chimiche un ruolo importante viene dalla resistenza della stessa pianta della vite agli attacchi fungini. Tale resistenza, in particolare a oidio e peronospora, non è però caratteristica della Vitis vinifera europea (alla cui specie appartengono le varietà classiche che conosciamo), quanto di alcune specie di vite americana e asiatica (come la Vitis labrusca, la Vitis riparia, o la rupestris, l'amurensis...).

Perchè non provare allora a  incrociare le varietà europee con quelle americane e asiatiche? 

L'idea, ovviamente, è tutt'altro che nuova e originale, risale alla fine dell'800 ed è alla base della storia delle varietà resistenti oggi conosciute e coltivate. Tuttavia il lavoro di incroci e selezioni non è mai terminato; ai nostri giorni anzi l'obiettivo è duplice.

Non solo le viti devono dimostrarsi tolleranti (resistenti) a oidio e peronospora, devono anche dare uve di qualità. Un requisito, quest'ultimo, sul quale nel secolo scorso spesso si sorvolava. 

Alla realtà e prospettive di incroci di viti tolleranti a oidio e peronospora è dedicato un importante convegno viticolo in programma il 27 maggio 2010 alla Dogana di Lazise (Lazise, Verona).

Si inizia alle 9, altre info qui.

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